di Yusuf Zucchero

Dall’11 al 13 di ottobre, al Tolhuistuin, si è svolta la sesta edizione del Read My World. Per il suo sesto anno il festival letterario ha presentato un programma interamente dedicato alla Turchia.

Abbiamo visitato il festival nell’ultima giornata, focalizzandoci sull’ Hüzün Project guidato da Inez Piso e Nihat Karatasli, e An Intimate Approch con Mustafa Kor e Enis Akin.

Hüzün Project è una ricerca sull’apparente intraducibilità della parola Hüzün. Una parola che, prima di ascoltare il discorso, avrei tradotto con dolore/tristezza/melanconia. Una parola che indica un “sentimento di perdita collettiva” inerente alla lingua turca.

L’obiettivo del Hüzün Project è esplorare i limiti della lingua e della comunicazione, mentre ci si imbatte nella gigantesca impresa di insegnare ad una macchina la comprensione di Hüzün.

Se questa sembra un’improbabile e romantica missione è perché di fatto è così. Nihat ha chiarito che il loro è più un impegno artistico che una ricerca scientifica. Il progetto è più interessato a esplorare la cacofonia delle interpretazioni piuttosto che solidificare il significato della parola.

La discussione su Hüzün potrebbe essere estesa ad altre parole e sulla questione delle traduzioni in generale. “Quello che ci rende tutti umani è il raggiungere la comunicazione universale” spiega Inez. In effetti, Hüzün appartiene a tutte le persone? E’ un termine esclusivamente turco? O come la interpretano alcuni “puristi”, appartiene solo a Istanbul?

La stessa malinconia che accompagna la diaspora turca, il sentimento dell’essere “lontano da casa” possa essere definito Hüzün, o se sia necessario un nuovo termine.

Durante il festival si è affrontato molto da vicino il concetto di Identità; tema centrale anche della corrispondenza intima tra Mustafa Kor ed Enis Akin. I due poeti si sono confrontati su quale valore abbia, storicamente e al giorno d’oggi, l’essere Turco.

Enis sosteneva la necessità di un senso d’identità:“Per scrivere poesie, conoscere la lingua non è abbastanza, una persona deve appartenere alla lingua”. Mustafa di contro ritiene che il bisogno d’ identificazione limiti l’immaginazione, e crei strutture immaginarie e confini.

All’interno della corrispondenza, i due scrittori si sono spinti fino a creare un legame fondato sulle loro esperienze di traumi collettivi e battaglie comuni. Hanno trasformato la letteratura in un mezzo di resistenza e liberazione.