Molti Rotterdammer stanno ricevendo lettere da società che si offrono di acquistare il loro immobile e oltre al denaro, propongono ai venditori di rimanere inquilini, racconta Rijnmond. I prezzi delle case continuano a salire, l’offerta è limitata e il margine di profitto su un immobile è enorme. Il fenomeno del “pay and lease back”, a quanto pare, è di ampie proporzioni.

Ma vendere la tua casa e poi riaffittarla è vantaggioso o ci sono altri svantaggi? L’Associazione di consumatori Consumentenbond ne vede ben pochi. “Funziona così: hai quasi ripagato la casa o hai solo un piccolo mutuo, ma la proprietà vale molto di più”, spiega a Rijnmond Joyce Donat dell’Associazione Consumatori.

“Puoi quindi vendere la tua casa a un’azienda, non per il 100% del suo valore di mercato, e poi puoi continuare a viverci pagando l’affitto. Ma se ti capita qualcosa o te ne vai, la proprietà, tutta, rimane in mano all’azienda”.

E ci sono pochissimi vantaggi, dice Donat: si perde molto valore, perché acquistano al 70/80% del valore di mercato. E si finisce a pagare un affitto agli attuali prezzi di mercato, cioè ad un costo di gran lunga più alto di quanto si pagherebbe con il mutuo. Inoltre, si perde il vantaggio di un immobile che sta acquisendo di valore, vista la situazione immobiliare in città.

Perché allora le aziende offrono questi tipi di costruzioni? “Si rivolge principalmente alle persone anziane che hanno una casa di proprietà, ma non vogliono trasferirsi”, spiega Donat. “Hanno una piccola pensione o AOW e pensano: ho poco reddito ma un grande capitale nella mia casa e voglio incassarlo. Ma nemmeno questo è il modo più favorevole per loro. Ci sono altri modi per ottenere entrate maggiori senza sacrificare la proprietà”. Questo schema ricorda la “nuda proprietà” ben nota in Italia.

Inoltre, il “sale & leaseback”: non è monitorato. “Si potrebbe pensare: è una vendita di una casa, poi c’è un supervisor finanziario. Ma non ce, in realtà, perché non è un servizio finanziario come un mutuo o un prestito. È una transazione ordinaria, senza un supervisore che tutela il piccolo risparmiatore/investitore.