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Il De School ha annunciato la chiusura ma oltre a problemi finanziari, potrebbe esserci altro: il club di Nieuw West è da qualche tempo al centro di molte polemiche sulla questione multietnica. “Troppi bianchi” nello staff e troppa indulgenza verso diversi episodi di razzismo che si sarebbero verificati nei suoi 4 anni di vita.

Secondo il Parool, il club avrebbe venduto la sua immagine di “luogo multietnico e progressista” ma a parte la facciata, non ci sarebbe stato altro. Di artisti neri o di minoranza, ad esempio, neanche l’ombra. Negli ultimi tempi, soprattutto con il montare del movimento BLM, lo spazio multidisciplinare è stato bersaglio tale di critiche  da far decidere uno dei proprietari  di lasciare.

“Critiche sottovalutate”, avrebbero detto dal club, a proposito della mancanza di diversità. Tutto è iniziato proprio con la protesta di Black Live Matters e con l’assordante silenzio del De School: tutti prendevano una posizione, loro no. Anzi, la posizione l’hanno presa ma solo dopo una pioggia di commenti negativi sul web e pressioni.

E non solo tra sostenitori/avventori ma anche tra persone dello staff: in molti hanno deciso di licenziarsi in protesta con una gestione che è stata definita insoddisfacente, prosegue il Parool.

Il locale si trova in una delle aree più multietniche di Amsterdam eppure, proclami a parte, non sembra che al De School sia mai interessato interagire con la comunità. Molte, tra l’altro, le denunce di persone di origine non occidentale rifiutate alla porta oppure di incidenti a sfondo razziale che hanno coinvolto la security. Episodi, tutti questi, sistematicamente ignorati dalla venue.

Secondo il quotidiano di Amsterdam, la società di security si è difesa dicendo di aver solo applicato la rigida policy “zero tolerance” sulle droghe voluta dal management e che il razzismo non c’entra nulla con le persone tenute fuori dal locale ma secondo il Parool erano molti i sintomi che non fosse solo questo il problema.

Dopo le proteste e con la questione BLM diventata mondiale, i proprietari avrebbero tentato un gesto tardivo: aprire la direzione artistica e altri settori anche a persone non occidentali. Ma forse, quella mossa, è arrivata davvero troppo tardi.