The Netherlands, an outsider's view.

The Netherlands, an outsider's view.

RADIOPIZZA Vivere il viaggio e sopravvivere alla video-cronaca (social) dei viaggi degli altri; questo ed altro, nella puntata di domani



Qual è la prima cosa che vi balza alla testa se pensate alla parola “viaggio”? Dipende, è ovvio, perché viaggiare si declina in moltissime esperienze diverse: c’è chi viaggia per lavoro, chi per svago e  chi solo per apprezzare la compagnia di una chiassosa comitiva da fare indivia al “gruppo vacanze Piemonte”. Ma dove sono finiti quelli che a “viaggio” associano subito la parola zaino, quelli che ci mettevano dentro quattro cose e tornavano con un bagaglio pieno di storie da raccontare? Backpackers di tutta Europa, unitevi. Viaggiano in incognito, oppure si sono semplicemente estinti? Lasciamo in sospeso questa domanda e chiediamoci invece chi ha trionfato in questa spietato darwinismo tra viaggiatori: il più forte vince sul più debole e d’altronde, la quantità fa la forza. Addio ai ogni dell’impavido Alexander Supetramp e spazio agli antiestetici “bastoni da selfie” giapponesi. Il viaggiatore 2.0 regna imperante sull’intera rete di condivisioni che popolano le piazze di Instagram, Facebook e chi più ne ha più ne metta. Cartoline edulcorate di filtri che diventano garanzie ufficiali: “Io sono stato qui”.

A chi non è mai capitato di vedere qualcuno scattare compulsivamente foto guardando il mondo attraverso l’obiettivo di una fotocamera?

L’occhio fotografico però, non restituisce la realtà. Così il viaggiatore 2.0, appagato per il numero consistente di likes, si immerge in una pseudo-realtà che spesso è canonicamente più bella di quella che l’esperienza reale offre. Chiedetelo a quelle trentenni giapponesi che imbastite di favole rosa, fotografie e film strappalacrime, partono alla volta di Parigi, nella speranza di ammirare un quadretto in stile Belle Époque: Sindrome di Parigi, clinicamente e “Wikipediamente” documentata. Queste signorotte arrivano nella capitale francese e quello che trovano non corrisponde alle aspettative. Ne derivano: crisi di panico, tachicardia, allucinazioni: tanto che lo Stato giapponese ha deciso di instituire una linea telefonica d’emergenza.

Ora però, facciamoci un esame di coscienza, a chi non è mai capitato di pensare: “Che bello questo panorama, lo fotografo e lo posto su Instagram”. Niente di male, ma questo potrebbe far scattare quel campanello d’allarme che vi porterà a rendervi conto che i Social Media sono uno strumento utile per rimanere connessi con il mondo, ma che una foto non restituirà mai un odore particolare che sentirete solo in quella strada, né il sapore di un piatto che avete divorato troppo velocemente perché troppo impegnati a taggare.

Condividere è importante, ma forse lo è un po’ di più vivere.

Chiara Gallo



31mag.nl è un progetto indipendente di giornalismo partecipativo.
Raccontiamo gli esteri da locals, non da corrispondenti o inviati.

Diamo il nostro apporto all’innovazione nei media con news,
reportage e video inediti in italiano. Abbiamo un taglio preciso ma obiettivo.

RECHARGE US!