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Radio Dabanga, da Amsterdam la voce in esilio dell’opposizione sudanese

Configurandosi come unica fonte di notizie affidabili, la piattaforma raccoglie le voci di milioni di sudanesi in difficoltà

di Federica Veccari

 

 

La situazione in Sudan è esplosiva: consumato dalle ferite lasciate dalla guerra in Darfur e dalle proteste contro il regime autoritario di Omr Al-Bashir, unico capo di stato in carica ricercato dalla corte penale dell’Aja, il Paese è sconvolto dalla violenza e dalla fame. Per i media occidentali è un argomento di scarsa rilevanza mentre il governo autoritario di Karthoum, nega la drammaticità della situazione.

La libertà di stampa è assente in Sudan e il giornalista Kamal Elsadig, fuggito dal suo Paese e, ottenuto in Olanda l’asilo nel 2008, ha deciso di sfruttare la tranquillità e le opportunità offerte dai Paesi Bassi per fondare una testata critica e indipendente: Radio Dabanga.

La piattaforma si regge su finanziamenti erogati dall’Unione Europea e da alcune ong ma la situazione economica del media in esilio, ascoltato da 3 milioni di persone al giorno, non è facile: ”Purtroppo la nostra redazione è impegnata a tempo pieno a coprire le proteste giorno e notte su radio, social media e online”, ha detto a 31mag Elsadig, rimandando un’intervista con noi a data da destinarsi.

Kamal e i suoi collaboratori devono avere molto da fare: ogni giorno, infatti, migliaia di persone contattano la radio, offrendo testimonianze dirette sulle atrocità compiute dal regime nel paese africano.. Esecuzioni, stupri, saccheggi sono le cause della la diaspora di civili verso Stati vicini come l’Etiopia e il Kenya oppure verso l’Europa. Mentre i media di regime raccontano che la crisi in Darfur è finita, Dabanga spiega un’altra storia. E la sua copertura, al sicuro da persecuzioni, va oltre la politica e le news: nei programmi vengono offerte anche indicazioni e suggerimenti per la vita quotidiana.

La storia della presidenza di Omar al-Bashir, salito al potere nel 1989 in seguito ad un colpo di Stato, è comune a molti dittatori africani: una volta raggiunto il potere, il dittatore ha attuato una vera e propria pulizia etnica nei confronti delle comunità non arabe del Darfur, nella parte ovest del Paese. Nel 2011 la secessione del Sudan meridionale -probabile conseguenza dell’ingerenza di potenze straniere e multinazionali interessate ai giacimenti petroliferi dell’area- hanno inasprito la portata del conflitto.

Interessi politici ed economici si intrecciano in una guerra non ufficiale che dura ormai da troppi anni, costata centinaia di migliaia di vite innocenti. Nonostante il massacro, però, i ribelli non si arrendono. A fine febbraio, Al-Bashir ha dichiarato lo stato di emergenza per porre fine alle 10 settimane di proteste legate all’aumento dei prezzi di pane e carburante. Le agitazioni non sono comunque terminate. Lo scorso weekend si è svolta una delle più grandi manifestazioni da quando la rabbia dei sudanesi si è riversata sulle strade.

In uno scenario del genere, l’informazione attendibile è di vitale importanza. Non è facile per un giornalista recarsi nelle zone di conflitto e documentarne le atrocità. L’obiettivo di Radio Dabanga è proprio quello di dare una speranza ai sudanesi in difficoltà perchè non vengano dimenticati. L’operato della radio risulta essenziale per la diffusione notizie reali che possono fare la differenza tra la vita e la morte. Come afferma Kamal in un’intervista passata, ”il nostro grande sogno è quello di tornare in un Sudan democratico come stazione radio indipendente per continuare lì nostro lavoro”.



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