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ART

Radici d’albero: il mistero dell’ultimo dipinto di Van Gogh a poche ore dalla morte

CoverPic: public domain

di Klizia Capone

Sede di principesche dimore nel Medioevo, sfuggita all’industrializzazione del XVII e XVIII secolo, la Valle dell’Oise ha conservato intatto il proprio patrimonio naturalistico. Nella regione che conobbe la sua età dell’oro dal regno del Re Sole fino a quello di Luigi XVI, il villaggio di Auvers-sur-Oise, con i suoi paesaggi, fu luogo di ispirazione per numerosi pittori impressionisti. È qui che Vincent Van Gogh passò gli ultimi giorni della sua vita e realizzò il suo ultimo dipinto, poche ore prima di procurarsi la ferita da arma da fuoco che lo uccise. 

Per molto tempo gli studiosi hanno speculato sugli eventi che possono aver caratterizzato quella giornata e oggi, finalmente, abbiamo un indizio in più, grazie a Wouter van der Veen, direttore scientifico dell’Istituto Van Gogh in Francia.

Lo studioso sostiene di aver fatto una straordinaria scoperta: il luogo preciso nel quale Van Gogh dipinse la sua ultima tela, Radici d’albero, nel 1890. Il dipinto mostra un paesaggio silvestre dove radici e tronchi d’albero, illuminati dalla luce del sole, si abbarbicano intrecciandosi lungo il fianco di una collinetta.

Le nodose radici descritte nel quadro sarebbero visibili tutt’oggi in Rue Daubigny, la strada che attraversa Auvers-sur-Oise, distante circa trenta chilometri da Parigi, percorsa spesso dal maestro olandese per raggiungere la chiesa di Auvers, da lui dipinta nel giugno di quello stesso anno, e i campi di grano appena fuori dalla cittadina, anch’essi oggetto dei suoi quadri.

Il ritrovamento è avvenuto casualmente durante il lockdown, ha spiegato Van der Veen, mentre osservava delle vecchie cartoline postali di inizio ‘900 ricevute in prestito da una collezionista di Auvers e digitalizzate sul suo computer. ”È stata un’epifania, una rivelazione”, ha affermato lo studioso.

Alla prima impressione è seguito uno scrupoloso confronto tra la foto, che ritrae un uomo con la sua bicicletta sul ciglio di una strada costeggiante un terrapieno al quale si aggrappano alberi dalle radici semiscoperte, e il dipinto del pittore.

Trovandosi a Strasburgo e non avendo la possibilità, a causa della pandemia, di recarvisi di persona, Van der Veen si è rivolto a Dominique-Charles Janssen, direttore del Van Gogh Institut di Auvers, chiedendogli di verificare al suo posto che il luogo corrispondesse a quello immortalato nel quadro. “Direi che sono ancora lì per il quarantacinque o cinquanta per cento”, ha affermato in un’intervista Janssen riferendosi alle radici attorcigliate, “hanno abbattuto alcuni alberi e le radici erano ricoperte di edera, ma ne abbiamo tolto un po’”. Il Museo Van Gogh, inizialmente cauto, dopo aver osservato il profilo degli alberi, la posizione vicino alla locanda in cui alloggiava l’artista, la sua corrispondenza epistolare, e, soprattutto, in seguito al lavoro di sovrapposizione delle immagini compiuto da diversi specialisti con adeguati supporti tecnologici, ha riconosciuto che ogni elemento convergeva verso l’identificazione del luogo ritratto nella cartolina con quello dipinto da Van Gogh.

Le conclusioni sono state ufficializzate in occasione del centotrentesimo anniversario della morte dell’artista, avvenuta il 29 luglio 1890, nel corso di una cerimonia tenutasi a Auvers-sur-Oise alla presenza della direttrice del Museo Van Gogh di Amsterdam e di Willem Van Gogh, pronipote di Theo, fratello del pittore.

Da tempo si discute su quale sia l’ultimo dipinto di Van Gogh, individuato, fino a qualche tempo fa, nel Campo di grano con volo di corvi; il pittore, infatti, non essendo solito datare le sue opere, non ci ha lasciato certezze.

Ci viene in soccorso una lettera scritta dal cognato di Theo van Gogh, Andries Bonger: “la mattina prima della sua morte, aveva dipinto una scena boschiva, piena di sole e vita”. Secondo gli studiosi queste parole devono riferirsi proprio al dipinto incompiuto fin qui trattato, conservato al Van Gogh Museum di Amsterdam.

Considerata la resa della luce sulle radici, Van der Veen sostiene che Van Gogh stesse lavorando a quest’opera nel tardo pomeriggio, dopo aver passato tutta la giornata a dipingere.

Qualche anno prima, a L’Aia, Van Gogh aveva realizzato un disegno raffigurante un albero con radici scoperte che doveva esprimere “qualcosa della lotta della vita, freneticamente e fervidamente radicato alla terra, ma strappato a metà dalla tempesta”, come scrisse al fratello Theo. Van der Veen ha affermato che Radici d’albero esprime qualcosa di simile. “Terminare la sua vita con questo dipinto ha molto senso”, ha dichiarato. “Il dipinto illustra la lotta della vita e la lotta con la morte. Questo è ciò che Van Gogh ci ha lasciato. È un biglietto d’addio a colori”.