The Netherlands, an outsider's view.

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CULTURE

“Quote di rappresentanza”: a ognuno la propria fascia oraria

Ovvero, la pillarizzazione delle emittenti pubbliche olandesi



Il sistema delle emittenti pubbliche nei Paesi Bassi presenta caratteristiche peculiari, che lo rendono unico al mondo. Diverse emittenti in possesso di determinati requisiti – quale la rappresentanza di gruppi religiosi, culturali, politici, ma non solo – condividono studi e impianti di trasmissione comuni, di proprietà del governo. Le trasmissioni settimanali, da poche ore a intere giornate, sono assegnate in base alle “quote di rappresentanza” dei singoli gruppi.

Questo concetto è diretta emanazione di una struttura tipicamente olandese, detta pillarizzazione, sviluppatasi all’inizio del secolo scorso. I diversi gruppi di influenza politica e religiosa del Paese, inizialmente dominati da protestanti, cattolici e socialisti, disponevano ognuno delle proprie associazioni, scuole, ospedali, club sportivi, giornali; e, più tardi, delle proprie frequenze televisive e radiofoniche.

Le associazioni di ascoltatori e spettatori in questo contesto erano molto influenti, riuscendo a condizionare i contenuti dei programmi o addirittura a bloccarli se non li ritenevano rappresentativi del proprio gruppo.

AVRO 1929

Un sistema, quello delle quote mediatiche, che l’approccio olandese alla multiculturalità (in teoria decisamente inclusivo e rispettoso delle differenza) ha implementato negli anni, ampliando a dismisura i gruppi rappresentati. Oggi il sistema radiotelevisivo olandese comprende infatti emittenti di ogni tipo: dalle generaliste come AVROTROS, a quelle dedicate ai 50plus come MAX, fino a BNN, orientata ai giovani tra i 18 e i 30 anni. BNN è anche stata protagonista negli anni ’00 di un interessante progetto di rebranding delle quattro stazioni radio pubbliche – ad Utrecht, Den Haag, Rotterdam e Amsterdam – integrate nel network FunX: nell’ambito delle “quote” si voleva dare spazio a un’emittente urbana e multiculturale che divenne fiore all’occhiello del panorama mediatico olandese.

Il successo di FunX fu però frenato dai pesantissimi tagli alle emittenti pubbliche operato dal dimissionario governo Balkanende nel 2010. Austerità che colpì un po’ tutti, anche Radio Nederland Wereldomroep (RNW), il servizio internazionale della radiotelevisione olandese fondato nel 1947, che produceva e diffondeva programmi in olandese, indonesiano, inglese, spagnolo, arabo, francese, Afrikaans e portoghese per un’audience internazionale.

fonte: Stadsarchief 's-Hertogenbosch

fonte: Stadsarchief ‘s-Hertogenbosch

Nonostante i tagli e i tempi che cambiano, le “quote di rappresentanza” religiosa persistono all’interno del sistema mediatico olandese, con emittenti mainstream cattoliche (KRO-NCRV) e protestanti, la liberale VPRO e la più conservatrice Evangelische Omroep, affiancate da realtà di nicchia per buddisti, hinduisti ed ebrei. Del resto un paio d’ore di trasmissione non si negano a nessuno e in questo quadro trova posto anche Human, piccola emittente che si rivolge ai secolaristi.

Meno fortuna hanno invece hanno avuto, dagli anni ’90 ad oggi, le emittenti islamiche: NMO, NIO e Moslim Omroep, tutte chiuse a causa degli ascolti troppo basse mentre, nel caso di NMO, a seguito di uno scandalo finanziario di notevole entità.

L’ondata di nazionalismo xenofobo che ha investito l’Olanda dopo l’omicidio di Theo van Gogh nel 2004 e che ha visto l’ascesa di Geert Wilders e del PVV, ha segnato la nascita delle “quote populiste”: in particolare di due emittenti pubbliche che rispecchiano e sfruttano i mal di pancia sociali degli ultimi dieci anni. Una è Wakker Nederland (Svegliati Olanda!), fondata nel 2009 dal gruppo editoriale proprietario del Telegraaf, e l’altra è PowNed, lanciata nel 2010 come spinoff di GeenStijl.nl, un’altra creatura dello stesso gruppo.






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