Author: DFID – UK Department for International Development Source: Wikipedia License: CC2.0

A 5 anni dallo scoppio della crisi umanitaria dei Rohingya, la minoranza musulmana costretta a fuggire  dalle forze militari birmane nel 2015, il Myanmar ha inviato il suo primo report alla Corte Internazionale di Giustizia ICJ dell’ONU, secondo quanto riportato da Al-Jazeera. A gennaio il tribunale della Corte de l’Aia  ha emesso un provvedimento urgente con il quale chiede al Myanmar di salvaguardare il gruppo Rohingya, come parte di misure provvisorie per l’inizio di un processo che durerà anni.

Le Nazioni Unite lo scorso anno hanno accettato di prendere in considerazione l’accusa, presentata dal Gambia, secondo la quale il Myanmar (prima conosciuto come Birmania) sia colpevole di genocidio nei confronti della minoranza etnica dei Rohingya. Accusa che governo guidato da Win Myint,  considerato vicino al premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, respinge con forza-

L’esercito nell’agosto 2017 ha lanciato quella che chiamava “operazione di sgombero” nello Stato di Rakhine in risposta all’attacco di un gruppo armato. La repressione costrinse oltre 730.000 Rohingya a fuggire nel vicino Bangladesh, un rastrellamento diventato presto genocidio con omicidi di massa, stupri, torture e incendi dolosi. Ora nel campo profughi è arrivato anche il coronavirus a rendere ancora più difficile la vita dei profughi che non possono permettersi di tenere un distanziamento sociale adeguato che eviti la diffusione del virus. 

Un funzionario del ministero degli Esteri ha riferito all’agenzia di stampa turca Anadolu che il rapporto presentato sabato si basava su tre direttive emesse dall’ufficio del presidente Win Myint. Non ancora è chiaro se il tribunale renderà pubblico il rapporto.

Non essendo autorizzato a parlare ai media, l’anonimo funzionario ha detto che il presidente ha ordinato al governo regionale e ai militari di non rimuovere o distruggere le prove di un genocidio. Secondo il rapporto ha anche istruito a prevenire omicidi, incitamenti all’odio contro i Rohingya. “Quello che so è che il rapporto si basava su ciò che abbiamo fatto e su ciò che stiamo facendo riguardo a queste tre direttive”, ha dichiarato il funzionario all’agenzia.

Gruppi Rohingya affermano che il Myanmar ha ignorato gli ordini della Corte Internazionale di Giustizia e che i militari stanno ancora commettendo atrocità nello stato di Rakhine, dove sta combattendo i ribelli di Rakhine.

“Il Myanmar non ha intrapreso alcuna azione seria per proteggere i Rohingya”, ha dichiarato Muhammed Nowkhim, un attivista fuggito in  Bangladesh dalla repressione del 2017. Nowkhim ha riferito all’agenzia di stampa DPA che gruppi di rifugiati hanno documentato dozzine di casi di uccisioni e violenze a  Rakhine, spesso con bombardamenti militari.

I Rohingya sono descritti dalle Nazioni Unite come la minoranza etnica più perseguitata al mondo. Secondo Amnesty International circa 24.000 Rohingya sono stati uccisi dall’esercito birmano, secondo un rapporto dell’Ontario International Development Agency (OIDA). Più di 34.000 sono stati anche gettati nel fuoco, mentre più di 114.000 altri sono stati picchiati, secondo il rapporto OIDA, intitolato Forced Migration of Rohingya: The Untold Experience. : Ben 18.000 donne e ragazze sono state violentate dall’esercito e dalla polizie e oltre 115.000 case sono state bruciate.

Ora la Corte Internazionale di Giustizia di Den Haag dovrà cercare di fare luce sulla tragedia Rohingya ascoltando soprattutto le loro testimonianze, raccolte da giornalisti e organizzazioni che difendono i diritti umani.