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È risaputo che ci sono più di 40 milioni di curdə nel mondo e nelle quattro regioni del Kurdistan. Le persone curde hanno più di 15 mila anni di storia. Questo popolo che vive ai confini con Turchia, Iran, Iraq e Siria è costretto a usare le identità e le lingue di questi Stati e, per sopravvivere, è obbligato a rinnegare se stesso e la propria lingua.

Queste righe sono contenute in una lettera che alcune prigioniere politiche curde, detenute nella prigione di Sincan in Turchia, hanno mandato all’Unione Europea. Come riporta MedyaNews, lo scorso febbraio, il Network di lingua e cultura curda (Tora Ziman û Çanda Kurdî) e la Piattaforma della lingua curda, che include nove partiti, hanno lanciato una campagna per chiedere che l’istruzione venga impartita in curdo a partire dalla scuola primaria e che la lingua venga riconosciuta come ufficiale accanto al turco

La discriminazione contro la lingua

Parte della propaganda discriminatoria della Turchia di Erdogan contro il popolo curdo colpisce proprio la lingua. In Turchia vivono 20 milioni di curdə a cui viene impedito di utilizzare la propria lingua madre. Il curdo è infatti abolito e vietato nel Paese e il suo status è definito una questione “controversa”.

Il curdo è stato bandito negli ambienti ufficiali in Turchia sin dalla fondazione dello stato, quasi un secolo fa. Le restrizioni sulla lingua sono state allentate durante il processo di pace tra il governo e il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) nel 2013. Tuttavia, la tregua è stata interrotta nel 2015 a causa della terza fase del conflitto turco-curdo, rendendo inutili i progressi ottenuti fino ad allora.

La campagna ha come obiettivo il riconoscimento di tutte e tre i dialetti curdi come lingue ufficiali ed educative in Turchia e nel Kurdistan settentrionale. Si tratta di una petizione attiva sulla piattaforma Change.org, dove finora sono state raccolte più di 23.000 firme.

Il movimento per la lingua curda (HezKurd) ha anche fatto richiesta all’UNESCO perché il curdo sia riconosciuto come lingua per l’istruzione. “L’istruzione nella propria lingua madre è una richiesta legittima” ha risposto l’UNESCO.

La lettera delle prigioniere ad Ankara

In supporto a questa campagna, le prigioniere del carcere femminile di Ankara hanno scritto una lettera diretta agli Stati dell’Unione Europea per ricevere il loro sostegno.

Un estratto della lettera recita: 

Scriviamo per chiedervi di agire contro le politiche di assimilazione nei confronti della lingua curda e di accettarla e riconoscerla come una lingua ufficiale. Uno dei problemi per cui soffriamo, come popolo curdo, sono proprio le politiche di assimilazione. Come sapete, il linguaggio è la chiave per le emozioni, i pensieri, la morale e l’esistenza stessa di una società. Proteggere una lingua lingua in quanto patrimonio culturale è una responsabilità dell’umanità. La mentalità dello Stato-nazione cerca di distruggere la nostra lingua, il curdo, ma più noi la rivendichiamo, più siamo capaci di resistere a questa mentalità. La politica di assimilazione colpisce lingua e cultura. In particolare, durante la moderna età capitalista, queste politiche sono condotte con metodi rigidi da parte degli Stati-nazione.

Il diritto a ricevere un’istruzione nella propria lingua madre è universalmente riconosciuto, ma in Turchia questo diritto è violato da tempo. E il popolo curdo combatte da tempo una battaglia per preservare la propria lingua. Gli Stati dell’Unione Europea non dovrebbero chiudere gli occhi di fronte a questi fatti. Chiediamo che la nostra lingua sia riconosciuta ufficialmente a livello internazionale.