di Massimiliano Sfregola

 

La coalizione di governo dimenticherà molto difficilmente il 6 aprile passato. E non potrebbe essere altrimenti: nel giro di un paio d’ore, giusto il tempo che l’ufficio elettorale proclamasse il superamento del quorum, dichiarando la consultazione valida, si è aperta sotto i piedi dell’instabile coalizione che guida il paese una vera e propria voragine politica. Mark Rutte, fino a ieri, era riuscito con abilità da equilibrista a tenere insieme un governo senza numeri al senato, affidandosi per le decisioni importanti ad uno snervante do ut des quotidiano con i partiti dell’opposizione ma il rebus del day after referendario non sembra facilmente liquidabile con un sorriso alla stampa e accordi sotto banco a porte chiuse: Rutte dovrà dare ora delle risposte. Quali scenari si profilano? Sul fronte del no, l’armata Brancaleone populista che va dal PVV di Wilders ai socialisti dell’SP, passando per il portale satirico-razzista Geenstijl ha incassato un risultato clamoroso: con il minimo sindacale giusto per superare il quorum, appena due punti sopra la soglia del 30%, e un no al 61% che in termini assoluti rappresenta appena il 20% dell’elettorato, quelli di Geenpeil hanno messo nel sacco gli europeisti tutti. Ovvero 4/5 del parlamento che avevano dato indicazione di votare si all’accordo.

E proprio gli euro-ottimisti al governo dovranno ora rispettare l’esito delle urne anche se rispecchia il volere di appena 1 elettore su 5; se non lo faranno, la campagna elettorale per le politiche del 2017, che sarà comunque una corsa a ostacoli, potrebbe diventare per il ticket Rutte-Samsom un vero e proprio inferno. D’altro lato, però, se cercheranno di bloccare l’accordo già in vigore con l’Ucraina, il prezzo da pagare sul piano politico-diplomatico sarebbe altissimo: l’establishment di Brussel non perdonerebbe all’Aja la rottura di un accordo chiave per l’establishment europeo. Tanto in funzione antiPutin, quanto sul piano economico. Poche le vie di fuga per una negoziazione.

Quanto alle ragioni del no, indipendentemente dai numeri, la campagna sul web di Geenstijl è riuscita a catturare il voto di provincia, con un’astuto marketing elettorale: voto per l’accordo di cooperazione o contro l’Ucraina nell’UE? Anche se Rutte ha sempre garantito che l’accordo fosse solo di natura economica le sirene dell’antieuropeismo, soprattutto nei piccoli centri, hanno trovato orecchie pronte ad ascoltare il (confuso) messaggio populista. La provincia d’altronde è lontana anni luce da Amsterdam, dal meltin’ pot e dall’Europa e questa frattura netta si è accentuata negli ultimi tempi (vedi la crisi dei rifugiati). E proprio quella provincia che ha assicurato il raggiungimento del quorum potrebbe presto diventare la piattaforma per l’inizio della campagna del “Nexit”, ovvero la versione olandese del referendum britannico di giugno, al quale gli antieuropeisti olandesi guardano con il fiato sospeso.