The Netherlands, an outsider's view.

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Quant’è stato sottovalutato il coronavirus nei Paesi Bassi?

Secondo Aura Timen, direttrice del Centro olandese per il coordinamento del controllo delle malattie infettive (LCI) e membro del Team di gestione delle epidemie (OMT), l’Istituto di sanità pubblica olandese (RIVM) avrebbe sottovalutato il coronavirus fino a fine febbraio.

“Non solamente i Paesi Bassi, ma tutt’Europa è stata colta di sorpresa. Certamente in Europa occidentale il notevole influsso delle infezioni è stato favorito dalle vacanze sportive invernali e dal carnevale” ha dichiarato Timen a NRC.

Tiemen ha spiegato che nel corso della sua carriera accademica il concetto di lockdown è stato sempre affrontato soltanto in termini storici, durante la peste, o a livello locale, come nel caso della pandemia del 1918. Un lockdown come questo non era mai rientrato tra le misure per contenere le epidemie nel mondo occidentale.

“Non dimenticherò mai com’è iniziato. Venerdì 21 febbraio, durante una conferenza ad Amsterdam, ho approfondito la situazione in Europa: in Italia vi erano 3 casi di coronavirus, tutti provenienti dalla Cina e ricoverati da fine gennaio. Nient’altro. Avevamo due focolai in Europa: uno in Francia e uno in Germania. Perciò ho io stessa dichiarato nel mio intervento che i rischi non erano poi così gravi. Sono stata in seguito accusata per quest’affermazione, credo giustamente, per essere stata troppo fiduciosa”. Nel giro di pochi giorni il virus si è diffuso in tutto il continente. Rientrando dalla conferenza, Timen ha infatti constatato che vi erano sette nuovi casi di infezione in Italia, il giorno dopo decine, la domenica centinaia.

Timen si aspetta che i Paesi europei, inclusi i Paesi Bassi, dovranno presto fare i conti con una seconda ondata del virus in autunno. “Non vedo alcun motivo per cui ciò non debba accadere. Questo tipo di virus respiratorio, così come le altre forme di coronavirus, prosperano in inverno”, ha dichiarato a NRC. “In autunno e in inverno trascorriamo molto più tempo in spazi chiusi, l’uno vicino all’altro.” Condizioni ottimali per la diffusione del virus. Tuttavia, ha aggiunto, “se rispettiamo le regole al 100%, è possibile che riusciremo a contenerlo”.