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Quando New York era Nieuw Amsterdam: le origini della Manhattan olandese

Radici olandesi a New York: l’ultimo libro dello storico Russell Shorto esplora le origini del Nuovo Mondo e narra la storia (dimenticata) della “Manhattan olandese”.

The Island at the Center of the World si concentra infatti sull’arrivo degli olandesi in America, nel 1624. La maggior parte di loro lavorava nel commercio, e grazie alla Compagnia delle Indie orientali – in seguito la Compagnia olandese delle Indie occidentali – avviarono una nuova attività con base a Nut Island (oggi Governors Island).

Una volta sull’isola, realizzarono presto che quella vicino, Manhattan, era più spaziosa non solo per i commercianti, ma anche per “esploratori, imprenditori, pirati, prostitute e mascalzoni assortiti provenienti da diverse parti d’Europa”. L’insediamento olandese si sviluppò in breve tempo in quella che all’epoca era Nieuw Amsterdam.

I primi veri newyorkesi, quindi, hanno radici olandesi; dal 1624 al 1664 controllavano parte del New Jersey, New England e la zona più a ovest dell’attuale New York.

I Paesi Bassi, all’epoca, erano il centro intellettuale della società civilizzata, basata su valori di libertà, giustizia e uguaglianza. Queste virtù hanno contribuito a formare la loro immagine come esempio di democrazia in ambito coloniale, al contrario degli inglesi.

Ancora oggi possiamo riconoscere le tracce di quel passato. Molte strade di Brooklyn Heights prendono il nome da coloni olandesi; ne è un esempio la fattoria Pieter Wyckoff a Flatbush, la più antica a New York. E’ stata conservata come allora, e, oggi, è diventata un museo. 

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