di Chiara Sfregola

Si sono accesi (e spenti) i riflettori sul Red Carpet più famoso del mondo; il Dolby Theatre di Los Angeles ha accolto i suoi ospiti per l’assegnazione delle statuette per la 92esima Notte degli Oscar. Il film Parasite di Bong Joon-ho ha trionfato, prima volta assoluta per un film non in lingua inglese nella storia della kermesse.

Noi, in stile 31mag, abbiamo dato uno sguardo ai traguardi olandesi scoprendo che in fondo, con appena qualche pellicola di respiro internazionale in uscita ogni anno, l’Olanda mostra un palmarès di tutto rispetto. In 88 edizioni, 4 candidature e 3 statuette riportate a casa, non sono poche. Ma andiamo con ordine.

Le origini e le nomination

La prima pellicola a contendere la statuetta come miglior film straniero fu, nel 1960, Dorp aan de rivier, con regia di Fons Rademakers; un film in bianco nero con protagonista il medico di una comunità rurale dalle idee anticonformiste. L’uomo si trova improvvisamente emarginato dal villaggio in cui esercita dopo il suicidio di un paziente. Già in quegli anni, l’Olanda si distingueva per i toni drammatici e le tematiche impegnative che avrebbero caratterizzato anche le opere negli anni a venire. Per la cronaca, quell’edizione fu vinta dal film Orfeu Negro (Orfeo Negro) di Marcel Camus, una coproduzione Brasile/Francia/Italia.

Per la seconda nomination, i Paesi Bassi avrebbero dovuto attendere il 1974 con Turks Fruit di Paul Verhoeven, una tormentata storia d’amore tra lo scultore Erik Vong e l’adolescente Olga Steffer. Non espugnò Hollywood ma riusci comunque a consolarsi sbancando i botteghini olandesi con 3.328.804 spettatori. Il premio, quell’anno, fu assegnato al francese La nuit américaine di François Truffaut, esattamente un anno prima che il Maestro Fellini si aggiudicasse il quarto Oscar della sua carriera per Amarcord.

Arrivano le statuette

Il ventennio successivo, sarebbe stato quello d’oro per la cinematografia olandese: finalmente, nel 1987, la prestigiosa statuetta prese la via di Amsterdam con De Aanslag di Fons Rademakers, la storia di Anton Steenwijk e della sua travagliata infanzia venne premiata lo stesso anno anche con il Golden Globe.

L’Olanda fece il bis nel 1996 con il film Antonia (L’Albero di Antonia) di Marleen Gorris gareggiando con il nostro Tornatore e il suo L’uomo delle Stelle. Antonia, una coproduzione olandese/belga/britannica, ottenne l’anno precedente anche il People Choice Award al Toronto International Film Festival. La pellicola narra gli ultimi 40 anni di vita di Antonia, una donna olandese rientrata nel suo paese dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Nel 1998 Charachter- Bastardo eccellente di Mike van Diem ha vinto la terza statuetta: nella Rotterdam degli anni’20 la pellicola racconta la vita di Jacob accusato di aver ucciso uno degli amministratori più famosi in città.

Nel 2003 e 2004 arrivarono altre due candidature, rispettivamente Zuz & Zo di Paula Van Der Oest e De Tweeling regia di Ben Sombogaart.

Nel 2016 il promettente candidato The Paradise Suite di Joost Van Ginkel non è stato ammesso in gara, ma il film è stato comunque proiettato e apprezzato nella sezione Discovery del Toronto International Film Festival del 2015.

Nella notte degli Oscar 2020 quindi “non si è parlato olandese” ma la cinematografia nazionale mantiene comunque nella bacheca delle stelle dell’Academy, uno spazio di tutto rispetto.