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Quando il trauma diventa forza: viaggio nella mente di Willem van Genk all’Outsider Art Museum

CoverPic | Author: Grégory Lejeune | Source: Flickr

Una mostra interamente dedicata a Willem van Genk (1927 – 2005) è allestita presso l’Outsider Art Museum di Amsterdam. Dal titolo WOEST, la retrospettiva intende indagare la mente contorta dell’artista olandese e la sua costante ricerca di un significato in un mondo che lo ha sempre sconcertato.

Pittore e graphic artist autodidatta esposto in tutta Europa, van Genk è uno dei maestri della cosiddetta Outsider Art.

Il lavoro di Van Genk è guidato principalmente dalle proprie ansie e dall’autobiografismo. I suoi dipinti sono pieni di architetture strabilianti, di universi sinistri composti da folle, treni, filobus e dirigibili. Lo spettatore è completamente immerso dentro questo visionario mondo, dove fabbriche e ragnatele, crimine e sesso, fascismo e comunismo hanno una connessione indissolubile.

Durante la sua attività artistica, Willem van Genk ha realizzato numerose opere tra dipinti, collage e disegni, tutte caratterizzate da grandi dimensioni e lunga elaborazione. Si è sempre lasciato ispirare da un soggetto principale: il paesaggio cittadino, la metropoli europea in cui i mezzi di trasporto, specialmente i treni, vengono ampiamente enfatizzati. In tutte le sue opere c’è una frammentazione che si fa sempre più visibile e sostanziale nel corso del tempo, richiamando i sintomi della schizofrenia che ha inevitabilmente marcato la sua vita come persona prima ancora che come artista.

I sintomi della schizofrenia e quelli dell’autismo hanno radici profonde in van Genk: un padre “abusivo” e un’esperienza traumatica con alcuni ufficiali della Gestapo durante l’occupazione tedesca dei Paesi Bassi nella Seconda Guerra Mondiale sono stati i fattori scatenanti la sua paranoia, senso di persecuzione, disturbi relazionali – acuiti successivamente da altre circostanze.

Il paesaggio cittadino nella produzione artistica di van Genk ha dunque un valore metaforico che è quello di rendere visibile e concreto il sentimento di un’esistenza vissuta ai margini, la difficoltà di relazionarsi con l’autorità, la perdita di sé nella modernità e, secondo alcuni critici, anche l’inadeguatezza sessuale che certi elementi delle sue opere celano. Immaginandosi come “the King of Stations”, tutta la sua arte sarebbe il tentativo di mantenere il controllo nello scontro costante con la realtà che lo fa sentire impotente, incapace, outsider.

L’Outsider Art Museum è il solo museo olandese che si occupa della diffusione di opere d’arte nazionali ed internazionali prodotte da artisti marginali – cioè da autori la cui produzione risulta, quindi, autentica, anticonformista, fresca.

La mostra comprende oltre 60 opere, alcune delle quali esposte per la prima volta. Metrostation Opéra, la monumentale rappresentazione della metro di Parigi è un prestito dal Stedelijk Museum. Kiev Station Moskou è presa invece dal Rijksmuseum.

 

 

 

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