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Qual è il legame tra la comunità ebraica di Anversa e i diamanti, simbolo della città?

Kristina D.C. Hoeppner, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Con la sua posizione strategica, Anversa fece si che nella storia venga ricordata come una dei più grandi punti commerciali d’Europa. Attraverso il libro Antwerpen, stad van handel, “Anversa, città del commercio”, scritto da Fred Vanderpoorten, guida turistica della città, si può percorrere la storia della città, fra diverse epoche, dal Secolo d’oro olandese fino alla nostra, e attraverso le mani e gli occhi delle persone che ci hanno vissuto. Ma in questo caso una delle molteplici storie al suo interno ci interessa, come Anversa abbia acquisito lo status di città dei diamanti, dice Historiek

Nonostante al giorno d’oggi siano le compagnie indiane a dominare sul mercato dei diamanti, in origine questo commercio era gestito dagli italiani, principalmente genovesi e veneziani. Tuttavia, con l’arrivo del converso (un ebreo convertitosi al cattolicesimo) portoghese Diego Duarte iniziò l’ascesa di Anversa sulla strada del commercio di diamanti. Ma non furono solo i portoghesi a rendere la città famosa.

Gente di Anversa come Gerard Gramaye e Jaccomo de Pret pose le fondamenta per questo mercato, o come Louis Coetermans, olandese di origine ma nato ad Anversa, che seguì le orme del padre, il quale avviò una fabbrica di taglio dei diamanti. Coetermans però non si limitò a seguire le orme del padre, ma lo superò in questa arte, diventando celebre come Prins Diamant, “Principe Diamante”, riportando in auge la città come la città dei diamanti; uno statuto conferitole nel 16 secolo, ma che perse a fine secolo quando un gruppo di calvinisti si spostò al Nord, seguiti da un gruppo di conversi, i quali portarono con loro i loro diamanti. Questo portò Amsterdam a diventare una grande concorrente di Anversa, spiega Historiek.

Questa concorrenza si fece ancora più sentire quando le miniere di diamanti in India iniziarono a scarseggiare e fecero la loro ascesa quelle in Brasile. Amsterdam riuscì ad averne il monopolio, tenendo per se i migliori.

Nel 1908 furono scoperti diamanti in Namibia: Anversa ne dichiarò il monopolio concordando dei diritti di esclusività nell’estrazione dalle miniere di quella zona. Questa situazione smosse l’economia locale e le fabbriche richiesero molta manodopera, attirando così molti ebrei da Amsterdam e dall’Est, i quali formarono delle grandi comunità molto vicine fra loro e con legami molto solidi.

Questo forte senso di unità rese gli ebrei famosi nel commercio di diamanti, in quanto questo mercato, si basa principalmente sulla fiducia, e, vivendo in una comunità in modo così ravvicinato e frequentando lo stesso luogo di culto, rendeva quasi impossibile truffare qualcuno senza che nessuno lo venisse a sapere. In più, avendo giorni festivi e lavorativi diversi da quelli cristiani, dava al personale ebraico una marcia in più agli occhi degli imprenditori.

Questa prosperità non fu eterna purtroppo, la Seconda Guerra Mondiale ebbe un tragico effetto. Con l’avanzare del governo nazista, prima vennero chiuse fabbriche degli ebrei e il sequestro dei diamanti, per poi seguire con la deportazione di 24.342 dei 35.500 ebrei che abitavano ad Anversa.

Neppure in questo caso Anversa venne messa in ginocchio, anzi: sebbene lentamente, la città dei diamanti tornò a fiorire.   Molti ebrei si erano intanto trasferiti negli Stati Uniti ed erano abbastanza restii a tornare in Europa, per i timori seguiti allo sterminio.

Al giorno d’oggi, più dell’80 per cento dei diamanti grezzi passa dalle mani di Anversa, per poi essere rivenduto su scala mondiale.

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