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Jan Fabre è un artista visivo, promotore di una ricerca artistica tesa a oltrepassare le barriere espressive. La mostra “Purity on its Knees” dell’artista belga si basa  sulla sua serie Tribute to the Belgian Congo ed  è in mostra alla Pilevneli Gallery di Istanbul fino al 20 febbraio.

Nell’arco di due decenni, Jan Fabre ha attirato l’attenzione del grande pubblico con performance innovative e opere d’arte realizzate con vari materiali insoliti. In Tribute to Belgian Congo, esposto in tutto il mondo e acquisito da importanti musei olandesi, francesi, italiani, russi e coreani, l’artista si concentra su questioni irrisolte del passato belga con mosaici fatti con le carcasse delle ali di scarabeo. Ha usato la stessa tecnica per la prima volta al Palazzo Reale di Bruxelles, commissionato dalla Regina del Belgio e recentemente alla Chiesa di Sant’Agostino di Anversa, dove l’artista ha seguito le orme dei maestri fiamminghi Rubens, Jordaens e Van Dyck.

Nella prima mostra personale del poliedrico artista belga a Istanbul, gli amanti dell’arte turca possono ammirare anche la potenza del suo “Angel of Death“, opera del 2006 pensata nell’ambito del 15° Festival Internazionale di Teatro di Istanbul in collaborazione con la Fondazione Istanbul per la Cultura e le Arti (IKSV).

 

Le ferite non sanate del passato coloniale belga

Il Congo belga era una colonia belga fino alla sua indipendenza nel 1960 per poi diventare nel 1964 Repubblica Democratica del Congo (RDC). Fabre affronta la storia oscura del colonialismo nella sua patria, attraverso l’uso di materiali naturali di insetti e uccelli morti.

Fabre è stato in anticipo sulle proteste antirazziste dell’anno scorso. Ha portato alla luce la storia oscura del suo paese creando questa serie di opere nel 2011 e molto prima, nel 2001 attraverso l’installazione Heaven of Delight al Palazzo Reale in Belgio. Nella serie, l’artista rende omaggio alle terre africane che molti paesi europei, incluso il suo, hanno sfruttato per il colonialismo e l’imperialismo. La critica di Fabre si riflette nella narrazione visiva delle sue opere fino alla tecnica e al materiale utilizzato. Anche la preferenza per gli scarabei gioiello ha lo stesso scopo critico, dato che le carcasse delle ali degli scarabei gioiello avevano significati mistici in molte culture e sono state usate per fare gioielli tradizionali e sono considerati materiali ponte tra la vita e la morte, il ciclo eterno della natura.

Di cosa sono fatte le opere d’arte di “Purity on its Knees” ?

Jan Fabre afferma di essere nipote del celebre entomologo Jean-Henri Fabre, ma questa affermazione non è accreditata da altre fonti. Più che di discendenza si tratterebbe, quindi, di una quasi omonimia e di una grande influenza esercitata su di lui. La passione ereditata dal presunto bisnonno per l’entomologia si ritrova, infatti, nei suoi quadri e sculture.

Secondo le informazioni fornite dalla galleria attraverso la scansione di un codice QR, i materiali di origine organica e animale, vale a dire scheletri di piccoli animali, uccelli impagliati o carcasse di ali di coleotteri sono stati tutti acquistati dopo la loro morte naturale. Le ali degli insetti in particolare sono utilizzate in grandi quantità, conferendo un’inquietante iridescenza alle opere d’arte su larga scala.

Esse “provengono dai dipartimenti di entomologia delle università dell’Asia e dell’Africa e si trovano anche sulle pareti dei ristoranti, perché in tutto il mondo è noto che lo scarabeo contiene molte proteine ed è una prelibatezza nel diverse culture gastronomiche”.