Il giovane olandese finito sui media di mezzo mondo accusato di aver trascinato una coetanea britannica nell’atto di bullismo “pull a pig”, considerato da molti un gioco, dove un gruppo di uomini gareggia nel ‘rimorchiare’ la ragazza meno attraente allo scopo di deriderla.

Questo sarebbe il caso nella storia raccontata da Sophie Stevenson, una barista 24enne inglese che al Daily Mail ha detto di essere stata “sedotta e abbandonata” dal 21enne Jesse Mateman di Doetinchem, dopo una vacanza a Barcellona. Stando alla ricostruzione di lei, che ha condiviso la storia sulla sua pagina FB, i due avrebbero avuto una breve relazione estiva e lui al termine l’avrebbe tempestata di messaggi invitandola ad Amsterdam.

La giovane avrebbe quindi acquistato un biglietto e sarebbe giunta in Olanda la scorsa settimana per scoprire -questo ancora il suo racconto- che la relazione era in realtà un sadico gioco nel quale era solo una vittima. “You were pigged. It was all a joke.” questo il messaggio ricevuto da lei.

Quando la storia è diventata pubblica le reazioni di sdegno non si sono fatte attendere ma il giovane, di cui la ragazza ha pubblicato il nome, in un’intervista a Metro ha raccontato una storia completamente diversa: secondo lui, la ragazza inglese avrebbe inventato tutto. Non nega si siano conosciuti e abbiano trascorso una notte insieme ma smentisce categoricamente che abbiano avuto una relazione e aggiunge di non conoscere quel gioco. Ha inoltre negato di aver inviato alcun messaggio: a detta sua, dopo Barcellona, non c’è più stato alcun contatto tra i due. Oltre alla sua versione, Jesse Mateman ha aggiunto che la vicenda ha avuto una pesante ripercussione nella sua vita privata: dopo che la vicenda è stata ripresa dal blog GeenStijl sarebbe stato sommerso di insulti e avrebbe ricevuto minacce.

Che si tratti di un odioso atto di bullismo o di una cinica vendetta fa una bella differenza: il blame and shame pubblico, infatti potrebbe avere serie conseguenze.