Cosa ne sarà di Red Light? Il dibattito in corso nella capitale si è esteso al resto del paese. Vanno superate le “cittadelle del sesso” oppure è necessario immaginare un modello alternativo che garantisca la dignità delle lavoratrici sempre più oggetto delle “attenzioni” dei turisti.

Secondo l’esperto Rodney Haan, questi tipi di progetti richiedono molto tempo e portano a molte proteste. ” I residenti di solito sono molto contrari all’arrivo di un bordello, il che significa che questo tipo di decisioni diventano rapidamente politiche, a favore o contro la prostituzione “, dice Haan. “L’accettazione e la tolleranza del lavoro sessuale sono molto relative“.

Il problema è identico a l’Aja: dal 2010 sono stati fatti piani concreti per spostare alcune dozzine di vetrine in Doubletstraat e Geleenstraat a Sporendriehoek. Questa è una zona disabitata tra le stazioni di HS, Central e Laan van NOI: un’area in cui nessuno vive, circondato da binari ferroviari.

Un nuovo Red Light da costruire in questo luogo è a prima vista una soluzione perfetta. Eppure in molti dicono: lontano dalla vista vuol dire ghettizzare una professione legale più di quanto già non lo sia. E soprattutto accontentare i piani dei costruttori.

Amche Utrecht ha dovuto lottare a lungo per trovare una quadra al cerchio: nel 2013, il comune ha chiuso tutti i bordelli situati su case galleggianti perchè i segnali che portavano alla tratta di esseri umani erano molti.

Poi un nuovo bando per la riapertura del Red Light altrove ma da mesi il comune fatica a trovare una nuova collocazione.

Secondo Haan, la conseguenza del trasferimento delle vetrine è che il numero di luoghi di lavoro spesso diminuisce per soddisfare le richieste del vicinato.

Nel caso più estremo, la prostituzione sparirà completamente dalle strade, come ad Arnhem: nel 2006 il comune ha disposto la chiusura del più grande Red Light olandese dopo quello di Amsterdam con il risultato di aver aumentato gli affari nella vicina Doetinchem e aver spinto nell’area grigia tra legale e illegale una professione ora svolta in luoghi privati.

Secondo De Haan la prostituzione è considerata come il peggiore dei mali dalla politica anche se le ragioni delle crociate dei comuni non sono, probabilmente, solo umanitarie.

Haan afferma che sempre più sex workers stanno trasferendo le loro attività sul circuito senza licenza. Si chiamano lavoratori a domicilio: lavorano da casa o da appartamenti in affitto che si trasformano in piccoli bordelli. Questo ha degli aspetti positivi: una prostituta pratica in modo indipendente la professione senza dover pagare una parte delle sue entrate al proprietario del bordello, ma i regolamenti offrono poche indicazioni: lavorare da casa è permesso purché non diventi un vero e proprio business. “Anche ad Amsterdam il numero di prostitute che lavorano in questo modo è molte volte superiore a quelle dietro le vetrine. “, dice Haan.

Un’alternativa ai bordelli delle finestre è di tenere le finestre aperte come ad Haarlem, ma in complessi chiusi e non più sul lato della strada, in modo che scompaia il fastidio turistico. Al Nieuwe Zandpad di Utrecht le prostitute ricevono solo su appuntamento.