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Procura turca accusa ONG e organizzazioni in Belgio di terrorismo

Documenti giudiziari pubblicati da Nordic Monitor hanno rivelato che rappresentanti di ONG belghe, centri di comunicazione interculturale, istituzioni per i diritti umani, associazioni di giovani e di donne, scuole locali, centri culturali e organizzazioni di volontariato e senza scopo di lucro sono stati incriminati per dubbie accuse di terrorismo da un procuratore turco.

Secondo l’accusa, presentata dal pubblico ministero Mehmet Ersin Berber alla nona corte penale di Konya, i dissidenti contrari al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan in Belgio e le loro organizzazioni sono descritte come entità terroristiche, in chiara contraddizione con la prospettiva delle autorità belghe. L’accusa, accettata dalla corte con il fascicolo n. 2017/1474, ha accusato rappresentanti di organizzazioni senza scopo di lucro in Belgio di tentare di minare l’ordine costituzionale della Turchia. Si ritiene che queste istituzioni siano vicine al movimento Gülen, che prende il nome dal suo fondatore, Fethullah Gülen, studioso turco musulmano stabilitosi negli Stati Uniti. Egli descrive il terrorismo come “la principale minaccia alla vita umana” e condanna ogni tipo di atto estremista e radicale. è inoltre contrario al regime di Erdoğan, e ne critica la corruzione dilagante e l’armamento e finanziamento di gruppi jihadisti in Siria e in Libia.

Il sito web Nordic Monitor riporta parte del documento di accusa ai danni delle organizzazioni no-profit e di volontariato, in cui compaiono nomi di associazioni come Fedactio (La Federazione delle Associazioni Attive di Belgio), Beltud (Association d’Amitié Belgo-Turque), l’Intercultural Dialogue Platform (IDP), l’associazione femminile Golden Rose, Foryouth, l’organizzazione di aiuto umanitario Time to Help e le scuole locali Lucerna ed Ecole des Etoiles. Queste associazioni, oltre che essere tutte regolarmente autorizzate e dotate di licenza, risultano svolgere importanti ruoli di integrazione linguistica e culturale, nonché di supporto medico in paesi in via di sviluppo.

Nordic Monitor aveva precedentemente trattato l’argomento della corrispondenza ufficiale del ministero degli Esteri turco, rivelando come le ambasciate e i consolati turchi siano diventati strumenti di spionaggio degli  islamisti in Turchia. La corrispondenza presa in analisi comprendeva due CD. Il primo di questi conteneva informazioni sui principali critici del regime di Erdoğan. Il secondo, invece, comprendeva i dettagli della struttura del movimento Gülen in ciascun paese e un elenco completo di persone ritenute vicine al movimento.

Dopo il tentativo di colpo di stato, alcuni paesi europei hanno avviato indagini sugli imam turchi vicini alla Direzione degli Affari Religiosi Turchi (Diyanet), un apparato statale ideologico e politico incaricato di diffondere l’ideologia islamista politica di Erdoğan all’interno e all’esterno del paese. In seguito a queste indagini, nel dicembre 2016, la Turchia ha dovuto richiamare Yusuf Acar, addetto agli affari religiosi presso l’ambasciata turca a L’Aia, accusato dalle autorità olandesi di aver raccolto informazioni sul movimento. Allo stesso modo, le autorità belghe hanno respinto le domande di visto di 12 imam turchi che cercavano di lavorare nel paese nel 2017.

Di recente, il governo dello stato dell’Assia, nella Germania centrale, ha posto fine alla sua cooperazione con l’Unione turco-islamica per gli affari religiosi (Diyanet İşleri Türk İslam Birliği o DITIB). L’Unione, filiale tedesca del Diyanet e braccio religioso del regime islamista di Erdoğan, controlla gli imam inviati dal governo turco nei paesi europei..

Il presidente turco ha cominciato a dimostrare ostilità nei confronti del movimento Gülen dopo importanti indagini sulla corruzione nel dicembre 2013, che hanno incriminato Erdoğan, i suoi familiari e i suoi soci in affari e politici. L’ordine di spiare persone e organizzazioni vicine a Gülen è arrivato all’inizio del 2014 e i volontari del movimento sono stati presi di mira con procedimenti penali e accuse di terrorismo, probabilmente fabbricate.

Il giro di vite sul movimento si è intensificato dopo il tentativo di colpo di stato. Da allora, i beni e la ricchezza di individui, società e organizzazioni considerati vicini a Gülen sono stati definiti come bottini di guerra aperti al saccheggio. Più di 130.000 dipendenti pubblici sono stati licenziati dal governo senza effettive indagini giudiziarie o amministrative. Tra questi, 4.560 erano giudici e pubblici ministeri e sono stati sostituiti da personale approvato dal capo di stato. A seguito della massiccia epurazione, la magistratura turca e le forze dell’ordine sono diventati strumenti nelle mani del governo islamista del presidente Erdoğan.