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L’imputato nel processo per la sparatoria di Utrecht del 19 marzo dello scorso anno ha sputato contro un avvocato della difesa e per questa ragione è stato rimosso dall’aula.

Gökmen Tanis ha rifiutato di rispondere alle domande dei giudici e ha mostrato il dito medio al collegio giudicante. E’ reo confesso ma il tribunale dovrà decidere se condannarlo per omicidio o omicidio colposo e se i reati fossero di natura terroristica. Quando l’avvocato difensore, André Seebregts, nominato dalla corte per rappresentare Tanis, si è insediato – dopo il rifiuto di questi di accettare un legale- l’uomo sarebbe andato in escandescenza.

I giudici lo avrebbero fatto trasportare in un’aula laterale del tribunale, da dove ha seguito il resto del procedimento in collegamento video. La corte è venuta a consocenza del fatto che Tanis, 38 anni, aveva già diverse condanne alle spalle, per furto e violenza.

Un rapporto del Pieter Baan Center, agenzia con il compito di redigere perizie degli imputati, ha sostenuto che l’uomo ha un disturbo della personalità e un basso QI. In aula, i giudici hanno osservato una ricostruzione in 3D della sparatoria che avrebbe fatto realizzare la pubblica accusa.

La tragedia dello scorso anno è costato la vita a quattro persone e ha avuto una eco internazionale. Diversi passeggeri hanno riferito di aver sentito Tanis gridare “Allahu Akbar” mentre sparava. L’uomo ha lasciato un biglietto nell’auto rubata che diceva: “Lo sto facendo per il mio credo” ma i dubbi che il movente sia davvero terroristico sarebbero molti. Chi lo conosce lo descrive come un personaggio violento e psicologicamente instabile, con poco interesse per la religione.

Secondo gli esperti che hanno effettuato la perizia, la sua fede sarebbe diventata un’ossessione, cresciuta insieme ai fallimenti nella vita e secondo loro, il radicalismo non avrebbe ruolo in questa vicenda.