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Processi troppo lunghi: la Bosnia esortata a ridurre la durata dei procedimenti per crimini di guerra

Christian Maréchal, CC BY 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/3.0>, via Wikimedia Commons

Il rapporto del giudice britannico Joanna Korner sul perseguimento dei crimini di guerra in Bosnia-Erzegovina ha evidenziato come i lunghi processi ritardano continuamente la giustizia per crimini avvenuti più di vent’anni fa, riporta Balkans Insight.

Il rapporto di Korner, ex procuratore capo presso il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, è stato commissionato dall’OSCE in Bosnia-Erzegovina ed elenca diversi casi che si trascinano da circa cinque anni. E’ stato citato un processo per crimini commessi a Stolac nel 1993 in cui il tribunale di Stato ha recentemente emesso una sentenza di primo grado dopo quattro anni e tre mesi; un processo per crimini nella zona di Zavidovici in cui le argomentazioni conclusive saranno presentate presto ma a distanza di quattro anni e sette mesi dopo l’inizio, e un caso di genocidio di Srebrenica che si è concluso con l’assoluzione dopo un processo di cinque anni. Korner ha anche menzionato due casi imminenti, stabilendo che in uno di essi l’accusa intende chiamare 447 testimoni, e nell’altro 214 testimoni, suggerendo che il processo probabilmente continuerà anche per anni.

Dal punto di vista della difesa, l’avvocato Vlado Adamovic ha individuato “troppi elementi di prova, che potrebbero essere ridotti per l’efficacia del procedimento”. Ha inoltre ricordato la complessità dei casi per i tribunali. L’avvocato Asim Crnalic ha accusato i pubblici ministeri per la lunga durata dei processi: “È inaccettabile presentare dieci testimoni per parlare dello stesso incidente o proporre centinaia di prove materiali, che spesso non sono chiare ai pubblici ministeri, alla difesa e al tribunale”. Il giudice Minka Kreho, che presiede il Comitato permanente per la valutazione della complessità dei casi di crimini di guerra presso il Tribunale di Stato bosniaco, ha detto che la durata dei procedimenti per crimini di guerra è “dettato dalla complessità delle imputazioni, dal numero di capi di cui sono accusati gli imputati, dal numero di testimoni e di prove materiali, nonché dalla disponibilità di testimoni”. Secondo Kreho infatti molti testimoni ora vivono all’estero, così come gli esperti internazionali, quindi ci vuole più tempo per organizzare il loro viaggio a Sarajevo per testimoniare in tribunale.

Un altro problema è che alcuni imputati sono in pessime condizioni di salute poiché, 25 anni dopo la fine della guerra, sono ormai anziani, oltre ovviamente alla problematica legata al Covid. L’avvocato Nina Kisic, che ha esperienza in casi del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (ICTY), ha sostenuto che la mancanza di pianificazione per la presentazione delle prove e il numero di testimoni ha un impatto significativo sulla durata del procedimento: “L’ICTY aveva un metodo efficiente per minimizzare questi problemi, poiché le camere di prova avrebbero dovuto stabilire le cosiddette regole di procedura all’inizio delle sperimentazioni, definendo le scadenze per le risposte e le divulgazioni, l’annuncio dei testimoni e il tempo assegnato alle parti per la presentazione delle prove”.

Per alleviare la situazione, il giudice Korner ha raccomandato che le dichiarazioni dei testimoni dovrebbero essere date ai giudici prima del processo, che le udienze preliminari dovrebbero essere tenute, che il numero di testimoni e la durata delle loro apparizioni dovrebbe essere ridotto; che i pubblici ministeri dovrebbero condividere le prove con la difesa in tempo utile in modo che possano essere adeguatamente considerate, e che i fatti che sono già stati accertati da precedenti sentenze dovrebbero essere accettati come tali senza tentare di provarli nuovamente.

L’avvocato Ifet Feraget ha convenuto che revisionare fatti precedentemente giudicati durante un processo porta ad una “perdita di tempo, mentre il risultato è lo stesso”. Ha anche detto che Korner aveva ragione quando ha parlato del numero di testimoni, perché “la domanda è: cosa stai dimostrando esaminando 450 testimoni, quando 350 di loro dicono la stessa cosa?”.

Il giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo Faris Vehabovic, testimoniando davanti alla Commissione parlamentare che sta esaminando i problemi all’interno della magistratura, ha evidenziato come un numero crescente di casi sia stato portato a Strasburgo dalla Bosnia-Erzegovina. Secondo Vehabovic, ci sono almeno 1.800 casi contro la Bosnia ed Erzegovina alla Corte di Strasburgo, un aumento di 1.000 casi rispetto all’anno precedente.

Il parere degli esperti sulla strategia di completare ogni processo nel 2023 non è omogeneo.