PRIDE AMSTERDAM

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Pride Amsterdam festa del “Rainbow washing”. I critici: evento ridotto ad un “Koningdag rosa”

Frits Huffnagel, presidente del consiglio di amministrazione di Pride Amsterdam ed ex politico VVD pensa sia positivo che le aziende facciano parte ed interagiscano con uno dei più importanti gay pride al mondo e soprattutto non comprende la polemica intorno all’eccessiva commercializzazione dell’evento.

Come racconta il portale One World, Huffnagel ha aperto la “Rainbow Business Conference” lunedì pomeriggio, presso la A’DAM Tower. L’evento, molto criticato, è stato messo in piedi per discutere di una questione che ha spaccato il mondo LGBTIQ tra chi vede di buon occhio le aziende e chi invece considera l’arrivo di multinazionali come un esempio di “Rainbow washing”.

Una cinquantina di persone – l’80% uomini, quasi tutti bianchi – si sono riunite per discutere il ruolo delle imprese nel movimento LGBTI +, a seguito delle critiche mosse negli anni precedenti. Cosa c’entrano banche e multinazionali con un movimento per l’emancipazione sessuale? Questa critica ha spinto gruppi attivisti a non partecipare alla conferenza.

Reclaim Our Pride è stato il gruppo più acceso nel criticare la deriva commerciale del pride: la presenza di “società e banche che non hanno nulla a che fare con il movimento lgbtqiq sono strategia di “pink/rainbow washing” ha detto So Roustayar, rappresentante del partito multietnico BIJ1.

Reclaim Our Pride ha contestato la presenza di Uber, app mondiale di taxi nota perchè i suoi driver spesso rifiutano persone transgender a bordo e quella di ING, attiva nel commercio mondiale di armi.

Ma il Pride Business Club, spiega ancora One World, non è un movimento di “attivisti di strada” ma di “attivisti in consiglio”. Il coordinatore Wouter Neerings è molto chiaro sulla questione: ci occupiamo di come le aziende affrontino i diritti LGBTI+ non di altre questioni.

Pride Amsterdam non solo considera le aziende cruciali per la sua strategia, ma dipende anche finanziariamente da esse: con un budget di circa 1,4 milioni, 250.000 euro vengono erogati dal comune di Amsterdam.

Eventi nella settimana del Pride gratuiti e contributi per le piccole associazioni per un ammontare di appena 250euro sarebbero conquiste per l’organizzazione.

Negli ultimi anni, Pride è diventato più attivista e inclusivo, afferma De Vries a One World. “Oltre alla Canal Parade, ora c’è la Pride Walk, una marcia alla quale hanno partecipato circa 15.000 persone sabato scorso. Quest’anno prestiamo anche attenzione alla discriminazione all’interno della stessa comunità. E oggi abbiamo commissioni speciali per donne, persone trans e persone di colore “.

Uno di questi comitati è Pride of Colour, presieduto da Gita Jagessar che sottolinea, tuttavia, come la preponderanza all’interno del board del Pride sia comunque di “maschi, bianchi e di mezza età”. E soprattutto, lamentano le componenti più radicali del movimento, la presenza della polizia al Pride non è segno di emancipazione.

L’approccio di questi gruppi travalica il concetto di genere e si sposta sul terreno delle discriminazioni in senso lato: “Il primo Pride è stato una lotta per la libertà per tutti e su tutti i fronti. Vogliamo chiedere spazio per gruppi emarginati come migranti, persone transgender di colore, prostitute, rifugiate e donne “.

La Canal Parade, lamentano molti, è una versione soft e ipocrita di tolleranza: Sidney Smeets, l’unica voce critica alla Rainbow Business Conference dello scorso lunedì, è un avvocato molto noto nel giro LGBT+. “La Canal Parade è diventata un “Giorno del re rosa” -dice a One World, dove le società sono presenti con slogan vaghi come “La vita è migliore quando sei te stesso”: questo è solo marketing, non ha nulla a che vedere con l’attivismo, dice Smeets. I messaggi controversi, difficili, scomodi sono semplicemente assenti. Nessuna società, infatti, ha inserito nel suo marketing i rifugiati, la violenza sulle persone trans e altre tematiche controverse. Secondo lui, le aziende dovrebbero essere autorizzate a finanziare ma senza comparire, come accade in Islanda.

Ieri, meno del 30% delle imbarcazioni presenti erano state organizzate da associazioni LGBTIQ: si trattava, in larga parte, di società, amministrazioni pubbliche o partiti. Un cambiamento drastico nell’immediato, ossia un passo indietro degli interessi economici, sembra improbabile dice One World.

 

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