Ormai, l’arcobaleno è di tutti nel mondo aziendale: tanti brand hanno deciso di rendere il loro ambiente più LGBTIQ friendly, altri hanno fiutato il nuovo trend e non vogliono rimanere indietro ma insomma, nel complesso, le imprese prendono le questioni di genere sempre più seriamente, dice NU.nl

Sempre più aziende commerciali stanno abbracciando il Pride Amsterdam significa anche che più aziende stanno cercando di guadagnare dall’evento? Secondo Pride Amsterdam, il rischio è concreto ma in effetti, l’attenzione del mondo LGBTIQ su ciò che fanno le imprese è in crescita continua.

L’organizzazione di Pride deve affrontare casi di pinkwashing più spesso ora che sempre più aziende sembrano abbracciare il Pride ma “In generale, vediamo che al contesto ci si pensa sempre di più”, afferma Martijn Albers di Pride Amsterdam in una conversazione con NU.nl.

Secondo Albers, anche la comunità LGBTI è sempre più attiva in questo. “In realtà, come azienda la fai franca sempre meno spesso”. Per partecipare al Pride, infatti, “Un’azienda deve avere una politica di inclusione o diversità esplicita. Solo così puoi diventare un membro del nostro business club, mostrando almeno alcuni anni di impegno per il Pride”, dice Albers.

La politica di inclusività richiesta significa che le aziende devono creare un ambiente sicuro per le persone LGBTI e altre minoranze. Occorre prestare attenzione, ad esempio, anche alla posizione delle donne. Secondo Albers, le aziende stanno lavorando in questo modo verso una società più inclusiva. “Le aziende sono sempre più attive su quel fronte”.

Il Pride, ad esempio, ha rifiutato l’adesionee di Primark: al gruppo irlandese non è stato permesso di partecipare alla parata perché il marchio produce abbigliamento in paesi in cui l’omosessualità è vietata. “A volte possono volerci due anni prima che un’azienda venga ammessa”.

Le aziende che vogliono sponsorizzare il Pride Amsterdam devono essere membri da almeno tre anni e pagare 1.500 euro all’anno. Quel denaro viene utilizzato per i costi fissi e le attività relative al Pride e secondo gli organizzatori, la loro presenza consente anche ai piccoli di esserci.

Organizzare il Pride costa, dicono i promotori, e l’inclusione dei brand è necessario.