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CULTURE

Prevenire e curare la distruzione del patrimonio culturale: una panoramica sulle competenze olandesi (e non solo)

Inondazioni, guerre, terremoti, saccheggi, hanno sottoposto i siti del patrimonio culturale a innumerevoli rischi



Dal 15 aprile scorso, data del grave incendio che ha distrutto il tetto e la guglia gotica della Cattedrale parigina di Notre Dame, sono passati oltre quattro mesi. L’afflizione di quei momenti ha lasciato il tempo a una più ampia riflessione sulle condizioni di tutela e salvaguardia del patrimonio storico e culturale. E non soltanto francese.

Già all’indomani della tragedia, Koosje Spitz, consulente Cultura e Patrimonio della Commissione olandese per l’UNESCO, ricordava come quasi ogni settimana nei Paesi Bassi un monumento vada in fiamme: il patrimonio olandese è a grave rischio, perché la sicurezza non è una priorità nella politica di prevenzione. Intervenire preventivamente non è eccitante e costa parecchio.

Tuttavia nei Paesi Bassi esistono diverse organizzazioni, istituti e iniziative che operano nel campo della salvaguardia e della gestione dei rischi, attenuando eventuali disastri e/o recuperando dalla (parziale) distruzione del patrimonio culturale, sia a livello nazionale che internazionale, ricorda Sofia Lovegrove del programma Shared Cultural Heritage dell’Agenzia Culturale per il Patrimonio olandese.

Prevenzione

L’Agenzia per i Beni Culturali dei Paesi Bassi (RCE), ad esempio, è ben consapevole di come il patrimonio culturale sia continuamente minacciato da rischi esterni e interni.

In particolare, due settori di competenza della RCE sono particolarmente rilevanti. Il primo è l’amministrazione del rischio per la gestione delle collezioni. Il secondo è l’approccio in 9 fasi per la gestione dei rischi climatici interni nei musei e negli edifici storici, che aiuta gli operatori del patrimonio culturale a identificare e definire alcuni punti per ridurre i rischi climatici interni.

Oltre a questi strumenti, inoltre, la RCE fornisce formazione e consulenza sulla gestione e protezione del patrimonio nei Paesi Bassi e all’estero, ad esempio attraverso il programma Shared Cultural Heritage.

Sensibilizzazione sulla vulnerabilità del patrimonio

A livello di ricerca, il Centro per il patrimonio mondiale e lo sviluppo è un’altra importante istituzione olandese che si occupa delle minacce al patrimonio. Grazie alla collaborazione tra l’Università di Leiden, la Delft University of Technology e l’Università Erasmus di Rotterdam, infatti, il centro promuove, incoraggia e facilita la ricerca e la formazione interdisciplinare nel campo del patrimonio culturale. Ad esempio, il progetto Scanning for Syria ha creato ricostruzioni virtuali in 3D di oggetti archeologici perduti durante la guerra siriana.

Un aspetto importante per prevenire o ridurre al minimo la distruzione o la perdita del patrimonio culturale è sicuramente la sensibilizzazione sulla sua vulnerabilità.

A tal fine, Europa Nostra, un’organizzazione olandese per la conservazione del patrimonio, ha sviluppato il programma 7 Most Endangered Programme, che identifica i monumenti, i siti e i paesaggi più minacciati in tutta Europa e mobilita partner pubblici e privati per identificare un futuro sostenibile per essi.

Contenuti digitali

Similmente, Europeana, un’altra organizzazione di portata europea con sede nei Paesi Bassi, ha recentemente sviluppato una mostra online sulle minacce al patrimonio culturale, dai tempi antichi ad oggi.

I 54 i siti UNESCO inseriti nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità in pericolo

Entrambe queste organizzazioni a livello europeo hanno sede all’Aia e migliaia di persone vi lavorano ogni giorno per costruire un mondo più pacifico e giusto e per trovare soluzioni ai problemi globali, compresi quelli relativi al patrimonio culturale.

Prima e dopo i disastri

Importanti sono anche le esperienze di ICCROM (con sede in Italia) e Prince Claus Fund (un fondo olandese per la cultura e lo sviluppo). Lo scorso anno, infatti, questi due enti hanno pubblicato un manuale di “pronto soccorso” per il patrimonio culturale in tempi di crisi, liberamente accessibile online.

Oltre al manuale, inoltre, sono previsti anche corsi di formazione per gli operatori del patrimonio culturale nel campo del primo soccorso e del patrimonio culturale in tempi di crisi (noti anche come FAC).

Supporto

Per coloro che lavorano principalmente in America Latina, Asia, Africa, Europa orientale e Caraibi, poi, il Prince Claus Fund ha ideato un programma specifico che mira a sostenere il lavoro degli operatori del patrimonio culturale – il programma di risposta alle emergenze culturali (CER). Esso fornisce un aiuto finanziario per evacuare, stabilizzare o salvare il patrimonio culturale che è in pericolo di distruzione imminente o che è stato danneggiato da calamità naturali o provocate dall’uomo. Inoltre, il CER sostiene la formazione dei soccorritori del patrimonio culturale e lo sviluppo di una rete di esperti in grado di facilitare una risposta rapida dove e quando necessario.

Un altro partner nella formazione dei FAC, insieme al CER e all’ICCROM, è la Commissione olandese per l’UNESCO, che può contribuire alla protezione del patrimonio culturale in tutto il mondo. Ad esempio, ad agosto promuoverà una scuola estiva sui beni culturali, i diritti umani e il diritto internazionale.

Infine, la rete internazionale Blue Shield, spesso indicata come l’equivalente culturale della Croce Rossa, si occupa della protezione del patrimonio culturale e naturale (sia materiale che immateriale) in caso di conflitto armato, calamità naturali o di origine umana. Nel 2003 è stato istituito il Blue Shield Netherlands, che protegge il patrimonio culturale olandese dalle minacce derivanti da calamità naturali, guerre e atti militari, e organizza l’assistenza nazionale e internazionale in caso di emergenze dello stesso tipo.



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