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La scrittrice surinamese Astrid H. Roemer riceverà il Premio della letteratura nederlandese. È stato confermato ufficialmente dal Comitato dei Ministri della Taalunie dopo la fuga di notizie. La Roemer è la 23° vincitrice, ma è solo la quarta donna e la prima scrittrice surinamese a ricevere il prestigioso riconoscimento. Il Premio della letteratura nederlandese, che viene assegnato ogni tre anni, alternativamente dalle case reali belghe e olandesi (quest’anno a Bruxelles sarà la volta di re Filippo), è accompagnato da una somma di 40.000 euro.

Fu lo scrittore fiammingo Herman Teirlinck a ricevere per la prima volta il premio nel 1956. I vincitori precedenti sono stati Judith Herzberg nel 2018 e Remco Campert nel 2015. L’ultimo scrittore fiammingo a ricevere il premio è stato Leonard Nolens nel 2012. Nel 2018 il ricoscimento è andato alla poetessa e scrittrice Judith Herzberg.

Chi è Astrid Heligonda Roemer

Astrid Heligonda Roemer è nata a Paramaribo nel 1947 ed è partita per i Paesi Bassi nel 1966. Ha iniziato la sua carriera letteraria come poetessa nel 1970 con Sasa: Mijn actuele zijn, con lo pseudonimo di Zamani. Più tardi attirò l’attenzione con il romanzo femminista Over de gekte van een vrouw (1982), in cui la protagonista, Noenka, si oppone ai poteri maschili. Nelle sue poesie, opere teatrali e romanzi, giocano un ruolo importante temi come la migrazione, l’orientamento sessuale, il razzismo e l’emancipazione; così come sono temi ricorrenti la violenza, il sesso e l’oppressione nei confronti delle donne nere.

“Con i suoi romanzi, opere teatrali e poesie, Astrid Roemer occupa una posizione unica nel panorama letterario olandese”, dice la giuria. “Il suo lavoro è anticonvenzionale, poetico e vissuto. Roemer riesce a collegare temi della storia recente come la corruzione, la tensione, il senso di colpa, la colonizzazione e la decolonizzazione con la storia a misura d’uomo. Lo fa in uno stile a volte esuberante e pieno di immagini e simbolismi, sperimentando diverse forme stilistiche e strutture narrative. La sua opera contiene elementi magici e metafore della letteratura sudamericana: un tocco di Márquez nella letteratura olandese”.

Impegno politico e uno stile combattivo

Roemer è tornata regolarmente in Suriname per lunghi periodi, dove ha lavorato, tra le altre cose, come insegnante. All’inizio degli anni ’90 è entrata nella politica olandese e per un certo periodo è stata membro del partito GroenLinks.

Il lavoro di Roemer è combattivo e appassionato. I suoi romanzi sono annoverati tra le sue opere più importanti. Negli anni ’90 ha scritto tre romanzi sulla decolonizzazione: Gewaagd leven (1996), Lijken op liefde (1997) e Was getekend (1997), che formano una trilogia dal titolo Onmogelijk moederland, considerata il suo capolavoro. In questi romanzi tratteggia le vite di diverse generazioni di surinamesi e l’impatto che la schiavitù, il colonialismo e la dittatura militare di Desi Bouterse.

Dopo la pubblicazione di Onmogelijk moederland, intorno a Roemer è piombato il silenzio. É andata “alla deriva”, come descrive lei stessa. Per più di un decennio si è spostata da un posto all’altro nei Paesi Bassi e in Suriname, portando con sé poco più di un computer portatile e i suoi amati gatti, fuggendo da una causa legale e dal crepacuore.

Per un po’ ha vissuto sull’isola scozzese di Skye, cercando tracce dei suoi antenati scozzesi. Ha descritto quel periodo nella sua autobiografia Liefde in tijden van gebrek. Memoires van een thuisloze (2016). In seguito, ha vissuto anche a Gand.

Nel 2017 esce Olga en haar driekwartsmaten, una storia familiare inquieta che Roemer ha condensato in due parti. Nel suo ultimo romanzo, Gebroken wit (2019), torna nel Suriname degli anni ’60, e attraverso le vicende della famiglia Vanta, abbozza un mondo in cui la classe, il colore della pelle e una morale sessuale conservatrice dettano legge, e in cui dilaga la violenza sessuale contro le donne.