The Netherlands, an outsider's view.

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PostCovid: abbassare IVA o allargare terrazze? L’horeca cerca soluzioni

Una delle prime misure introdotte a marzo per aiutare a combattere la diffusione del coronavirus in Belgio è stata la chiusura immediata di tutti i bar e ristoranti.

Ora, più di due mesi dopo, mentre altre misure – come la chiusura di negozi e parrucchieri – sono state allentate, le imprese del settore horeca (hotel-ristorante-caffetteria) rimangono chiuse. Non vi è ancora alcuna indicazione ufficiale riguardo il termine di questa chiusura, ma il settore stesso spera e si sta preparando per una riapertura a giugno.

Secondo Comeos, la federazione per le industrie del commercio e dei servizi, il settore horeca sta perdendo 47 milioni di euro al giorno a causa del lockdown. Alcuni ristoranti sono stati in grado di limitare il danno dedicandosi temporaneamente solo a servizi di take away e/o delivery, ma per la maggior parte di questi – e per tutti i bar, i caffè e le sale da tè – le perdite sono state notevoli.

Ci sono poi anche perdite nascoste. Le aziende che assumono i propri dipendenti con contratti regolari sono state in grado di metterli in disoccupazione temporanea, il che ha garantito loro il 70% del loro reddito di base. Questo tipo di compenso però esclude i guadagni sulle mance, un’entrata importante per il settore. Tuttavia, è ormai di pubblico dominio la consapevolezza che nel settore l’occupazione in nero e altri tipi di evasione sono molto diffusi. Alcuni datori di lavoro dichiarano solo alcune delle ore lavorate dal personale; altri hanno persone che lavorano interamente in nero, sia nelle cucine sia dietro i banconi. Con la chiusura dei locali, però, questi impiegati non sono coperti da alcun sussidio. Se il si riaprirà l’8 giugno come molti sperano, o più avanti nel mese, il ritorno sarà dunque solo parziale.

Le autorità locali hanno preso provvedimenti per aprire le strade per espandere le terrazze esterne dei locali, in modo tale da consentire l’accesso a più clienti pur mantenendo l’osservazione delle regole sul distanziamento sociale (con o senza l’aiuto di tubi in gommapiuma). A Bruxelles, ad esempio, i proprietari di locali possono presentare una richiesta scritta per ottenere un’estensione delle loro terrazze esterne.

Ma ampliare lo spazio delle terrazze non è un’opzione valida per tutti. All’interno dei locali, al contrario, è difficile riuscire ad accogliere clientela se gli sgabelli da bar devono essere posizionati a 1,5 m di distanza l’uno dall’altro. Secondo Olivier Willocx della Camera di commercio di Bruxelles Beci, sarebbe necessario un pacchetto di misure di sostegno per un valore non inferiore a 400 milioni di euro per poter rilanciare il settore horeca evitando danni seri.

“Nel centro di Bruxelles si trova circa il 10% delle imprese del settore della ristorazione nella regione”, ha riferito Willocx a Bruzz. “Inoltre, si tratta principalmente di attività commerciali nei distretti turistici. Quando l’industria riaprirà le sue porte, siamo molto preoccupati per quella parte del settore. Le imprese locali si riprenderanno più rapidamente di quelle che si affidano principalmente al turismo”.

Un’altra iniziativa viene dai partiti della coalizione federale pre-elettorale (N-VA, MR, Open VLD e CD&V). La loro proposta è ridurre la tassa BTW – paragonabile all’ IVA – addebitata dal settore al 6% dal 21% attuale. Ciò consentirebbe alle imprese di mantenere gli stessi prezzi, pur ottenendo una quota maggiore di entrate. Un economista, tuttavia, ha immediatamente sottolineato che l’abbassamento della BTW ha un effetto scarso o nullo sull’economia del settore, ma lascia un buco nel bilancio nazionale, così come è già successo in precedenza nei casi della Francia e del Belgio. “Perché non compensare direttamente le perdite?”, Ha twittato Gert Peersman, professore di economia all’università di Ghent. “Molto più efficiente ed ha solo un effetto temporaneo sul bilancio.”