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In Olanda lo scorso anno i poliziotti hanno puntato i loro taser contro i sospetti leggermente più spesso dell’anno precedente, 177 volte nel 2019 e 170 nel 2018. Tuttavia, una volta estratti, li hanno utilizzati un po’ di meno, soltanto 65 volte nel 2019, a fronte di 72 volte nel 2018. Questi sono i dati comunicati martedì dalle forze dell’ordine.

Ciò significa che nel 63% dei casi è stato sufficiente minacciare con il taser per avere la situazione sotto controllo. Sembrerebbe un dato a favore di coloro che ritengono che il maggior pregio di quest’arma sia il suo valore deterrente.

I taser funzionano sparando a distanza scariche elettriche di circa 50.000 volt. Sono stati introdotti dalla polizia olandese nel 2017, prima in via sperimentale e poi definitiva. Tuttavia, in molti sono critici, in primis Amnesty International, che si è opposta fin da subito all’uso di queste pistole elettriche. Secondo gli studi dell’ONG per i diritti umani, infatti, gli alti rischi per la salute e la vita delle persone rendono quest’arma a tutti gli effetti pericolosa.

Un terzo delle persone colpite dal taser in Olanda nel 2019 ha perso coscienza. Più della metà di loro era sotto l’effetto di droghe o alcool, oppure in uno stato confusionale. Il 95% di loro erano uomini.

Secondo la polizia, gli agenti hanno usato la funzione di shock del taser – in cui il taser viene premuto sul corpo del sospetto e viene rilasciata una carica elettrica – solo quattro volte l’anno scorso. Questo dimostrerebbe che le ultime disposizioni della polizia sono state recepite.

In Olanda, gli agenti di polizia, infatti, sono autorizzati a utilizzare la modalità di shock del taser solo in situazioni “in cui si deve evitare il pericolo immediato per la vita delle persone o il verificarsi di gravi lesioni fisiche”. Purtroppo, in nessuno dei quattro casi del 2019 si trattava di tale condizione e l’utilizzo del taser-shock era immotivato.