Oltre la metà dei controlli di polizia effettuati sulle strade olandesi, riguardano cittadini di minoranze etniche; di queste ispezioni, oltre il 40% si conclude senza esito. A rivelarlo è uno studio effettuato dal programma di ricerca Politie en Wetenschap. Queste operazioni sono in gran parte legittime, tuttavia rimane il dubbio a proposito dell’esercizio di potere discrezionale.

In risposta alla pubblicazione del documento, il vicecapo della polizia Ruud Bik, ha reagito al portale NOS difendendo la polizia: “Non c’è razzismo strutturato nei corpi”, avrebbe detto ma ha ammesso che i casi non sarebbero isolati e la profilazione etnica richiede un intervento dall’interno.

La legge olandese conferisce agli agenti enormi poteri discrezionali, tanto in caso di flagranza di reato quanto in presenza di sospetti. Secondo la ricerca, sarebbero 3 su 10 i casi di intervento basati su intuizioni.

Nonostante prove empiriche smentiscano una vera e propria caccia a cittadini appartenenti a minoranze etniche, i dati parlano chiaro: il numero di fermi di coloro con background “allochtoon” è assolutamente sproporzionato rispetto agli autoctoni.

Secondo lo studio, gli agenti sarebbero fortemente condizionati dagli stereotipi sociali condivisi da parte della popolazione, che vede in giovani uomini originari di specifiche aree del mondo, l’immagine del criminale medio; l’utilizzo di termini come “antilliani”, “marocchini”, “polacchi” e “zingari” sarebbe comune nella comunicazione tra agenti.

Questo atteggiamento, dice il documento, mina la credibilità della politie e deteriora il rapporto con le minoranze etniche.

L’indagine sottolinea anche l’aggressività dei poliziotti nei confronti dei fermati: spesso rifiutano di giustificare le ragioni del fermo anche laddove l’assenza di elementi concreti avrebbe richiesto una motivazione.

Politie en Wetenschap ha monitorato quasi 300 fermi di polizia effettuati da sei divisioni diverse.