The Netherlands, an outsider's view.

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BELGIO

Politici pagati 500e al minuto, conflitti di interesse, cariche cumulate. C’è del marcio in Vallonia?

Il caso Publifin e il declino del partito socialista consumato dagli scandali e da casi di mala amministrazione

di Massimiliano Sfregola

 

Un periodo così difficile il Partito Socialista vallone, guidato dall’ex premier italo-belga Elio di Rupo, probabilmente non lo ricorda. Gli scandali stanno causando un terremoto senza precedenti in casa socialista: due in particolare sono già costati ai socialdemocratici la presidenza della Vallonia, la regione francofona del Belgio, e la poltrona di sindaco di Bruxelles.

L’affaire Publifin

Il caso Publifin è venuto a galla a gennaio grazie ad un’inchiesta del settimanale francofono  Le Vif/L’Express ed è una “classica” vicenda che intreccia malapolitica e sospetti di pratiche illecite. La storia ruota attorno alla società comunale multiservizi Publifin che per anni, scrive l’inchiesta, sarebbe servita come condotto per pagare milioni di euro in consulenze e gettoni di presenza a politici di diversi schieramenti. A gestire le operazioni dell’azienda pubblica, però, sarebbe Nethys una società di diritto privato.

Publifin, infatti, gestita dai comuni del sud e con sede a Liegi è, come sostiene il portale, una “scatola vuota”: le operazioni infatti sarebbero controllate dall’altra “scatola”  di diritto privato riconducibile a politici locali e federali. Secondo RTBF, la radiotelevisione pubblica in lingua francese, alcuni rappresentanti politici eletti avrebbero percepito fino a 500 euro al minuto per sedute dell’azienda comunale. Sedute alle quali non hanno però mai preso parte.

 

C’è del marcio a Liegi?

In sostanza, spiega RTBF, rappresentanti politici eletti sarebbero arrivati a percepire oltre 20mila euro lordi l’anno senza, di fatto, svolgere alcun compito con un metodo perfettamente legale. Lecito o no, le rivelazioni della stampa hanno comunque provocato un terremoto politico: i partiti coinvolti CdH, PS e MR dopo una levata di scudi iniziale si sono affrettati a porgere scuse e a trovare qualche soluzione riparatrice: il PS ha donato soldi in beneficenza e imposto un codice di autoregolamentazione che prevede un gettone di presenza più non più di 150 euro a seduta per consigliere. Un po’ poco e forse un po’ tardi.

In molti si sono chiesti  quale funzione potesse avere questo costosissimo comitato. Il giornalista David Leloup di Le Vif ha spiegato: forse un modo per ricompensare militanti del partito per il loro servizio svolto?

Saltano teste

A fine gennaio salta la prima testa ed è quella del capo dicastero per gli affari locali, ossia il ministero competente. Come è possibile che questa situazione si sia svolta sotto gli occhi del ministro senza che nessuno battesse ciglio?

Lo scandalo è costato a fine gennaio la poltrona al ministro socialista di origine italiana Paul Forlan perché il suo vice capo di gabinetto, tra i consiglieri spendaccioni, avrebbe intascato ben 153mila euro in 4 anni senza doversi preoccupare di prender parte ad alcuna seduta. Eppure la defenestrazione di Forlan non è stata, diciamo cosi, naturale: il suo partito ha fatto quadrato e solo quando le opposizioni si sono mostrate inflessibili hanno abbandonato l’italo-belga al suo destino.

“Sistema mafioso”

A questo punto il politologo François Gemenne scatena un putiferio con queste dichiarazioni: Publifin è solo il fantoccio di Nethys, una struttura “mafiosa”, testuale, messa in piedi dai socialisti per elargire fondi ai loro amici. Il dito è puntato contro Stéphane Moreau, CEO di Nethys, e André Gilles omologo della società pubblica: secondo Gemenne il sistema sarebbe stato messo in piedi dai socialisti per elargire soldi agli amici.

Una bufera, minaccia di querele ma intanto tre eletti di diversi partiti e consiglieri di Publifin rassegnano le dimissioni. E a questo punto, mentre lo scandalo non accenna a sgonfiarsi, il presidente della regione vallona Paul Magnette è costretto ad intervenire cercando di mettere una toppa: necessarie nuove “good practice” per l’amministrazione, dice. Ma non basta: per placare gli animi c’è bisogno di una commissione d’inchiesta perché i soldi percepiti dai consiglieri non sarebbero rimasti nelle loro tasche ma in parte tornati ai partiti. Quindi parlare di ufficiali infedeli, pur in presenza di pratiche non vietate dalla legge, non avrebbe potuto funzionare.

Comitato parlamentare non commissione

I partiti al governo della regione francofona cercano, allora, di smorzare le richieste di Verdi e liberali istituendo un comitato parlamentare; in realtà le proteste delle opposizioni non sono cadute perché il comitato è una versione “soft” della commissione, senza poteri di inchiesta. La spiegazione del no alla commissione di Socialisti e CdH, il partito centrista alleato della formazione guidata da Elio di Rupo, sarebbe l’inchiesta della magistratura in corso.

Il comitato non funziona: contrordine, ci vuole una commissione

Ma il Comitato ha finito per confermare i dubbi degli oppositori: da organo alla ricerca della verità in contentino per le opposizioni per l’opinione pubblica: tanto Stéphane Moreau, CEO di Nethys, che, il direttore di Publifin André Gilles riempiono le loro audizioni di “non so”, “non ricordo” -dice RTBF- mentre la documentazione fornita al parlamento regionale si rivela ben poco risolutoria.

Dimissioni e socialisti all’opposizione

A febbraio, finalmente, il parlamento vallone istituisce una vera e propria commissione di inchiesta con poteri dell’autorità giudiziaria. Intanto si moltiplicano il fuggi fuggi di eletti coinvolti con lo scandalo e la situazione tra gli alleati di governo il Partito Socialista e i centristi del CdH precipita: a giugno Benoît Lutgen a capo della formazione cristiana rompe l’alleanza e Willy Borsus, leader di MR un altro partito cristiano assume il 26 luglio l’incarico di presidente della regione dopo la sfiducia al presidente socialista Paul Magnette. Per la prima volta dal 1988 il PS è ora all’opposizione nel governo regionale.