POLITICA Raggiunto dal governo un accordo sulla riforma fiscale ma no a discussione in parlamento. Protestano le opposizioni

Dopo settimane di mezze dichiarazioni,  il governo ha raggiunto un accordo sulla riforma del sistema fiscale, tuttavia a scapito del dibattito pubblico. Ad oggi, infatti, i termini del progetto di riforma, discusso a porte chiuse dagli uomini del premier Mark Rutte e del leader laburista Diederik Samsom rimangono per tutti un mistero. Sul piano della discussione, è noto che i due partiti della coalizione, liberali e laburisti, concordano su una semplificazione del sistema basato su una riduzione delle detrazioni e del costo del lavoro ma nello specifico, poco altro. Secondo l’NRC, che cita fonti riservate, tra le misure chiave della riforma, l’armonizzazione del BTW (IVA): troppe eccezioni e troppe contraddizioni, dicono dall’esecutivo. Se la notizia fosse confermata, sarebbe un addio al regime privilegiato del 6%; tutti i beni e servizi che ricadevano in questo segmento, dovranno pagare il 21% di BTW. Dall’aumento dell’imposta, sarebbero esentati i generi alimentari di prima necessità; allarme invece per artigiani, librai e settore dell’intrattenimento.

Ma tornando alla decisione di condurre in privato la trattativa, la decisone è stata assunta, probabilmente, per evitare voti a sorpresa dall’opposizione: dopo che a fine maggio scorso si è insediato il nuovo senato, l’emoraggia di voti e seggi causati dal voto provinciale, si sono mostrati  al Rutte II in tutta la sua gravità. Il governo non ha maggioranza ed è anzi lontanissimo dai 38 seggi necessari per governare, e per questa ragione ha scelto di utilizzare il voto parlamentare come una semplice  ratifica delle decisioni che verranno prese in colloqui privati.

Dopo l’annuncio dell’accordo, i leader della coalizione inviteranno i leader dei partiti che hanno maggiore affinità con le politiche del piano e cercheranno di raggiungere il numero di voti necessario all’approvazione, esautorando di fatto, il dibattito alla Tweede Kamer.

Se i “responsabili” D66, SGP e CU contestano il modo, ma accettano comunque di confrontarsi in sede privata con gli uomini di Rutte e Samsom, CDA ed SP fanno sapere non di gradire affatto questi metodi.

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