Sembra quasi un accordo impossibile quello tra VVD e PvdA sulla riforma del lavoro freelance. I due partiti hanno infatti due visioni del mondo contrapposte in merito ai freelancers (zzp’ers) e al futuro della regolamentazione nazionale in materia.

Da una parte la destra liberale, che vede nel “self-employed” il prototipo dell’imprenditore di sé, flessibile e libero da ogni “interferenza” statale. Dall’altra il Partito dei Lavoratori che osserva invece l’esercito di freelancers con la preoccupazione tipica dell’assistenzialismo di matrice socialista, denunciando il rischio di un impoverimento collettivo e la possibilità che una massa si futuri zzp’ers finisca per perdere le sicurezze e le protezioni del lavoro salariato.

Certo è che il mondo dei “self-employed” non potrà essere ignorato dall’agenda politica del governo Rutte II. Secondo quanto riportato dal Volkskrant, infatti, nel 2010 in Olanda un lavoratore su dieci era freelance, mentre il numero è aumentato in maniera costante nel corso degli ultimi cinque anni. Una situazione che, se non affrontata, potrebbe generare problemi per lo stesso funzionamento delle istituzioni.

Si vedrà dunque nelle prossime settimane se una tregua parlamentare tra due posizioni così distanti sarà possibile. Magari con la mediazione di partiti conservatori quali i Cristiano Democratici (CDA), l’Unione Cristiana (CU) e i Cristiano Confessionali (SGP) e quella dei Verdi (GroenLinks), che proprio in questo periodo stanno discutendo il reddito di cittadinanza.

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