Quattro colossi olandesi della cooperazione, Oxfam Novib, Cordaid, Hivos ed Icco, taglieranno del 25% il proprio personale, ritirandosi da paesi quali Sud Africa, Rwanda, Bangladesh, Colombia, Perù e Brasile. Secondo quanto riportato dal Volkskrant, la ristrutturazione sarebbe diretta conseguenza dell’austerità imposta dal governo e avvallata dalla Ministra allo Sviluppo, Lilianne Ploumen.

Un taglio da più di 40 milioni di euro, quello pronto a colpire le ONG olandesi dal 1 gennaio 2016, che ridurrà dell’80% i sussidi statali alla cooperazione.

Per il direttore di Hivos, Edwin Huizing, si tratta di una vera e propria “distruzione di capitale che porterà a una frammentazione dei lavori”. La nuova strategia governativa, tuttavia, è quella di puntare su progetti minori e a costo ridotto, investendo piuttosto nel supporto alle comunità locali e in attività lobbistiche.

In merito alla riforma, infatti, la Ploumen non ha usato mezzi termini: “I tagli sono dolorosi ma necessari perché il mondo sta cambiando. La cooperazione allo sviluppo gestita dal governo non è più l’unico canale di finanziamento, e il concetto stesso di ‘sviluppo’ come nato negli anni sessanta alla fine sparirà”.

Meno progressisti sembrano essere invece i cittadini olandesi, i quali, secondo uno studio di Kaleidos Reseach commissionato dal Volkskrant, vorrebbero un governo pronto a sostenere “alla vecchia maniera” le organizzazioni umanitarie.