Corruzione, tangenti, bonus da capogiro ai manager pubblici: sembra l’Italia ma è dell’Olanda che parliamo; un Paese che sta vivendo una stagione di arresti eccellenti e scandali finanziari senza precedenti nella sua storia. Della tradizionale etica protestante dei Paesi Bassi e della rigida morale pubblica, pare sia rimasto ben poco: gli amministratori pubblici olandesi rubano, si impantanano in improbabili e paradossali conflitti di interessi, si fanno cacciare dalla porta ma rientrano dalla finestra. Una storia che gli italiani conoscono bene. Ma che succede nel rigoroso nord Europa?

Il settimanale Vrij Nederland e due docenti esperti di Pubblica Amministrazione, uno della VU (Vrij Universiteit) l’altro della Erasmus University, hanno stilato un indice di “onestà” che mostra una faccia inedita dell’Olanda; se da un lato il Paese nel suo insieme si conferma ai primi posti nella classifica di Transparency International, come esempio di onestà, dall’altra –avverte il Vrij Nederland- è boom di episodi olandesi di corruzione a livello locale; soprattutto le province del sud, registrano un numero record di amministratori colti con le “mani nel sacco”. Per lo studio commissionato dal settimanale, il metodo “polder”, ovvero la gestione conosciativa della politica che rischia di degenerare in clientelarismi, sarebbe una delle cause della pesante discrepanza tra il rating internazionale ed i numeri nazionali. Il poco onorevole scettro di partito meno onesto va al VVD, al destra liberale, con 13 casi di corruzione nel 2013, seguito dai nove del Pvda.

Nel 2012 erano al secondo posto i cristiano-democratici. Certo il VVD è il primo partito del Paese; guidando il governo è maggiormente esposto ad eposidi di corruzione. Ma la gravità dei casi del 2013 e la loro sistematicità non può essere liquidata con la “teoria delle mele marce”: il VVD è  un partito che del rigore e della legalità ha fatto il suo manifesto (in particolare contro le fasce piú deboli della società). Nicola Chadwick, sul portale Dutchnews, ipotizza che lo spostamento di valori di quello che una volta era un partito della ”ricchezza da lavoro “a quello di oggi, un partito della “ricchezza da rendite” possa essere una spiegato con la prossimità del VVD con il mondo delle multinazionali e dell’alta finanza. D’altronde il premier Mark Rutte, nonostante i pesanti tagli al welfare, ha definito la patrimoniale una “tassa dell’invidia”. Imporre in tempo di tagli alla spesa sociale una tassa sugli stipendi da nababbi a calciatori ed altri milionari, non sarebbe quindi un gesto di equità, secondo il primo ministro, ma di invidia.

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