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Pietro Cascella, all’Aia lo scultore dell’arte monumentale dai riflessi antichi

Luca Aless, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Apre la mostra su Pietro Cascella (1921-2008) al museo Beelden aan Zee dell’Aia. Cascella è stato uno scultore di monumenti in marmo. Il suo caratteristico stile arcaico ricorda l’arte e l’architettura del Mediterraneo antico, caratteristica che rende il suo stile unico.

Cascella lavorava in un modo molto particolare: quando gli veniva assegnato uno spazio pubblico, pensava all’esatta collocazione dell’opera. Inoltre, collaborava sempre nella progettazione degli immediati dintorni della scultura. Una modalità di approccio all’arte condivisa dagli artisti dei Paesi Bassi della metà del XX secolo.

Muovendosi tra sculture monumentali di più o meno successo, Cascella vide crescere negli anni la sua fama. Fino a quando, nel 1967, fu inaugurato il suo memoriale per le vittime della Shoah nell’ex campo di sterminio di Auschwitz. Per questa commissione si presentarono anche scultori olandesi. Inoltre, il memoriale fu supervisionato anche dal famoso scultore britannico Henry Moore. Comunque l’opera impiegò ben nove anni per essere completata. E se il progetto iniziale costituiva un chiaro riferimento ai vagoni dei treni che portavano gli ebrei nei campi di concentramento, il risultato finale fu meno rappresentativo. Si trattava, infatti, di un muro di 50 metri i cui i contrasti nella forma conferivano espressività all’opera.

Pietro Cascella. Dalla vita pubblica a quella privata

Un tipo di arte, quella di Cascella molto teatrale. Ma che, per certi versi, era anche rituale. Le sue strutture somigliavano molto spesso a strani santuari preistorici. E negli intagli più piccoli erano rappresentate scene o simboli archetipici, in un gusto arcaico. Cascella amava evocare l’antichità con le sue sculture.

Nonostante l’amore per l’antichità più preistorica o classica, egli viveva in un castello medievale a nord di Pietrasanta, in Toscana. La sua vita e il suo lavoro sono stati condivisi per lungo tempo con Cordelia von den Steinen con la quale era sposato.

Anche lei scultrice, Von den Steinen si dedica agli oggetti piccoli, così quanto Cascella fa con le opere monumentali. Von den Steinen lavora la ceramica, con la quale realizza rappresentazioni minuziose di piccole e grandi cose della vita. Passa, infatti, dagli utensili da cucina alla rappresentazione dell’attuale questione dei rifugiati nel mondo.

Un tipo di arte complementare a quella di Cascella, che continua nel tempo, anche dopo la morte di lui, avvenuta nel 2008.

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