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Piante come “detector” per le armi chimiche. La scoperta di ricercatori olandesi

Mirjam de Bruin-Hoegée e il suo team dell’Università di Amsterdam hanno scoperto un metodo per determinare se sono state usate armi chimiche durante un attacco utilizzando le piante. Questo metodo può rilevare tracce di attacchi con gas cloro anche mesi dopo l’evento, come riportato dall’Università di Amsterdam.

Nonostante le armi chimiche siano vietate dalla Convenzione sulle Armi Chimiche del 1997, vengono ancora utilizzate, come dimostrato dagli attacchi del regime di Assad in Siria nel 2018, dagli avvelenamenti in Russia con il Novichok e dall’uso di gas mostarda da parte dell’ISIS nel 2015. Tuttavia, provare in modo inequivocabile l’uso di queste armi è spesso difficile, perché le tracce possono essere confuse con fonti come il cloro delle piscine.

Il team di De Bruin-Hoegée, insieme all’Istituto van ‘t Hoff per le Scienze Molecolari e TNO, ha sviluppato una tecnica che utilizza l’analisi spettrometrica di massa ad alta risoluzione e tecniche di machine learning per identificare biomarcatori che indicano l’uso di gas cloro in piante comuni come il viburno, l’ortica e l’erba piuma. Le piante mostravano segni distintivi dell’arma chimica anche mesi dopo l’esposizione.

I ricercatori hanno effettuato mini attacchi con gas cloro, gas mostarda, sarin e Novichok sulle piante e hanno scoperto che le sostanze chimiche si legano alle proteine delle piante in modo simile a quanto avviene negli esseri umani, rendendo possibile trasferire le metodologie di ricerca dal sangue umano alle proteine delle piante. Questo metodo amplierà significativamente gli strumenti a disposizione degli investigatori di armi chimiche. 

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