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Pesca a impulsi, industria ittica olandese nel mirino dell’UE. Le ong accusano: pratica crudele, finanziata con soldi comunitari

Associazioni di pescatori ed ngo di Francia, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito puntano il dito contro il governo olandese, investendo l’Ufficio europeo per la lotta antifrode con la richiesta di indagare sulla promozione della pesca a impulsi elettrici, una tecnica utilizzata dal mercato ittico -principalmente da quello olandese- ma vietata in molti Paesi, scrive undercurrent news, un sito di settore.

La pratica consiste, sostanzialmente, nel “fulminare” i pesci raccolti in reti depositate sul fondale marino. Oltre alla crudeltà del metodo, le associazioni -con in test i francesi Bloom- sottolineano i danni per l’ecosistema. L’accusa più pesante è quella di frode: l’industria ittica olandese avrebbe ottenuto finanziamenti comunitari per condurre ricerche sul metodo, prima vietato nel 1998 poi in parte nuovamente regolamentato dall’Unione nel 2006, ma in realtà, denunciano le ngo, nessuna ricerca sarebbe stata effettivamente condotta. Il denaro, insomma, sarebbe stato utilizzato per le attrezzature speciali utilizzate dai pescherecci.

Il numero di barche con in dotazioni le reti elettriche, sarebbero anch’esse in violazione del regolamento comunitario, scrive ancora il portale: 22 licenze e oltre 60 deroghe sarebbero state accordate a società olandesi, nonostante superino abbondantemente il tetto stabilito dall’Unione.

La legalità dei finanziamenti comunitari alle ditte olandesi messa in discussione, puntualizza Undercurrent news, verte soprattutto su tre punti: i risultati delle ricerche scientifiche condotte dalle società e se le società abbiano approfittato dei fondi per incrementare la produzione. Qualora gli investimenti abbiano generato dei profitti, questo denaro va restituito perchè le condizioni di erogazione di quei fondi comunitari vieta esplicitamente di impiegare sussidi per la ricerca come “investimento” per la pesca industriale.

 

 

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