di Massimiliano Sfregola

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Qualche giorno fa, nel gruppo “Politica in Olanda e Belgio” collegato a questo portale , ho spiegato in un post che ha scatenato molto dibattito perché ho scelto l’astensione. E soprattutto, perché per un elettore che si riconosce in valori progressisti, a questo giro abbia più senso astenersi che limitarsi rassegnata o rassegnato, a votare tanto per votare.

La sintesi di quel discorso è che di slogan e marketing stiamo morendo e la chiamata disperata “votateci o arriva [riempire con il nome del personaggio aspirante autocrate del momento]” agitato dall’area “sinistra” si è tramutata nell’annichilimento della ragione a favore di un voto a caso.

D’altronde la Meloni e prima di lei Salvini e Berlusconi sono personaggi perfetti nella nostra strampalata democrazia: difendono la famiglia tradizionale e ognuno di loro ne ha almeno due, parlano in nome del popolo ma vogliono la flat tax per i ricchi e l’abolizione del reddito di cittadinanza. Non hanno una proposta chiara su nulla, se non la bravura nell’organizzare qualche trollaggio ad arte e si alimentano del caos ideologico di chi li vede come il nuovo fascismo che avanza, nonostante i compiti repressivi sui migranti li abbia fatti già egregiamente il PD; l’esercito in strada strada, in Italia, ci sia già da quasi 20 anni e Gasparri abbia già fatto il ministro. Ecco, cosa possiamo attenderci di peggio (perchè è verissimo che al peggio non c’è mai fine) ?

Difficile dire questo “golpe” conservatore (la chiamata isterica alle responsabilità morali obbligatorie al voto, può esserci solo dal rischio di un golpe) quali forme ancora mai viste possa assumere. E soprattutto come possiamo noi, che eleggiamo il 2% dei parlamentari, salvare il paese che ci siamo lasciati alle spalle.

Già, perchè non è  chiaro i candidati nella circoscrizione Europa, quella per la quale avrei dovuto votare, cosa possano fare concretamente, oltre a macinare migliaia di chilometri attraverso le due o tre dozzine di frontiere che racchiudono il loro collegio: mantenere le radici, dicono, e ottenere migliori servizi consolari, far contare i connazionali all’estero (quelli a cui viene l’orticaria quando sentono parlare dell’Italia), valorizzare il Made in Italy e togliere l’IMU a chi ha ancora proprietà. Non siamo l’unico paese ad eleggere deputati e senatori della diaspora (siamo gli unici nell’Europa occidentale, con l’eccezione della Francia. Ma loro per ben altri motivi storici) e se guardate con attenzione, solo paesi di vasta e recente immigrazione hanno i loro parlamentari-migranti. E nessuno ne ha cosi tanti come noi.

Ecco, e questo è il punto a cui mirava la premessa: provate a mettere accanto due piani che non c’entrano un cavolo l’uno con l’altro come la minaccia rappresentata da Giorgia Meloni premier e l’assurdità della circoscrizione aliena (in Europa oltre 3 milioni di elettori distribuiti su più di 40 paesi. Fate un po’ voi) che in 25 anni ha contato più denunce di brogli di qualunque altro collegio elettorale su suolo italiano. Certo che non c’entrano un cavolo i due piani eppure, si chiede al Senhor Mario o al Señor Ricardo, rispettivamente in Brasile e in Argentina, nipoti di migranti italiani ai tempi del grande esodo, di evitare all’Italia il fascismo. Ma davvero fate? E  perchè i Mario e Ricardo, che hanno bisogno di Google Translate per leggere le istruzioni elettorali contenute nel famigerato plico, dovrebbero scalpitare per eleggere parlamentari in un paese che non hanno mai visto? E se anche importasse, a voi che in Italia ci vivete, non spaventa che un oriundo senza alcuna conoscenza diretta delle questioni italiane elegga, magari, un altro oriundo che decide di correre, chessò, anche per il parlamento brasiliano? Non ci crederete ma è successo: Fausto Guilherme Longo, italiano grazie ai bisnonni, 2 legislature nel parlamento italiano è stato “scoperto” a correre anche per il parlamento brasiliano nel 2018. Avrebbe fatto il parlamentare dei due mondi, se  ce l’avesse fatta, mentre italiani nati e cresciuti in Italia da genitori stranieri, fanno la corsa ad ostacoli per essere riconosciuti in uno. Ma non vi pare assurdo? E potremmo raccontarne tante altre. Quella di Razzi è la più pop ma il genere, ormai, meriterebbe la sua categoria sociologica.

E non parliamo dell’ultima denuncia di brogli: chi vota esattamente? Per la circoscrizione estero si vidima la scheda in cucina, a lavoro, in bagno, sul tram oppure le si dà fuoco, volendo. Tutte cose che accadono nel collegio estero di un paese come l’Italia che dispiega l’esercito per proteggere la sacralità dei seggi nazionali.

Quando anni addietro votai per il sindaco di Londra c’erano al seggio giusto due simpatiche vecchiette che bevevano il te’ mentre altri pensionati riempivano una ciotola di matite e altri ancora impilavano le schede. In Italia abbiamo militari, Carabinieri e Finanza e se disgraziatamente ti scappa la matita e il segno esce dal cerchio, ci puoi giurare che il rappresentante di lista (PD se PDL, PDL se PD. 5S se PD, PDL o anche 5S) sta appostato come un cecchino per far annullare la scheda allo scrutinio e questo accade mentre in Olanda ci sarà, probabilmente, chi con la scheda ha fatto i filtri per le canne.

Con la campagna elettorale più idiota che si ricordi e costretti a scegliere, all’estero, tra una rosa di candidati abbastanza improponibili (tolte poche eccezioni in liste che non hanno quasi chance di eleggere qualcuno tra quei 10) penso che astenersi sia stata la cosa meno qualunquista. È qualunquista la chiamata al voto nazionale, cercando di convincere la gente che basti scarabocchiare da lontano un nome su una scheda colorata per far diventare il mondo un posto migliore oppure per non far arrivare il fascismo ed è qualunquista il monito “solo chi vota pretende”: i partiti non hanno il monopolio dell’impegno sociale (anzi, spesso sono un ostacolo e un freno alla soluzione dei problemi) e gli eletti rappresentano tutti, non solo i pochissimi -all’estero- che li votano. Ah già, un altro elemento importante: il voto all’estero, in generale, costa tra i 30 e i 60 milioni di euro. Se davvero servissero i valori elevati della democrazia sarebbero anche ben spesi ma con una percentuale di elettori del 29% alle ultime politiche, e quindi con una vittoria biblica del partito dell’astensionismo al 71%, forse qualcosa non funziona a dovere.

L’italianità all’estero non è quel blob informe di parole altisonanti come “eccelenza e professionisti” che raccontano alcuni candidati o l’ associazionismo dei paisà che ormai conta iscritti a 2/3 cifre. E non si materializza in eletti senza un territorio e senza una vera comunità di riferimento: la mobilità di oggi non è difesa nazionalista di qualcosa o un contributo attivo alla segregazione culturale. Le cose si cambiano impegnandosi localmente anche in maniera decentralizzata (le elezioni locali hanno ancora un senso), il più localmente possibile, e dedicando tempo vero e di qualità all’impegno sociale, non ogni 5 anni, 10 secondi e “ho la coscienza a posto”.
Soprattutto votare per una circoscrizione virtuale candidati che non si sa bene cosa possano fare dove non hanno giurisdizione è una presa in giro. Noi, con 31mag, ad esempio, svolgiamo un’opera di pubblica utilità che va ben oltre le news quotidiane: cerchiamo nel nostro contesto di offrire agli italiani che vivono nel Benelux gli strumenti per capire cosa accade intorno a loro, cerchiamo di offrire “empowement”, come fanno tanti altri singoli e associazioni. Cerchiamo di stimolare un dibattito che vada oltre il nazionalismo, per non dimenticare che gli italiani fuori dal territorio nazionale -che poi vi rimangano oppure no- non vivono in un’estensione dell’Italia.

Cosa potremmo fare noi, dall’estero, contro (il presunto) arrivo del fascimo in Italia? Semplice: mettere una croce su una scheda che arriva a casa, in forza di una legge voluta da un fascista. Ho detto tutto.