traduzione: Elena Basilio

 

Dall’ultima ricerca nazionale sui salari risulta che il divario retributivo tra donne e uomini sia cresciuto. Anna van Breemer e Serena Frijters nel loro articolo su Volkskrant indagano le ragioni dietro a questa differenza.

A parità di mansioni, una donna guadagna in media il 7% in meno nel settore privato e il 5% nel settore pubblico. Questo dato è il risultato di un calcolo dell’istituto nazionale di statistica (CBS) che tiene in considerazione almeno venti fattori, quali l’esperienza lavorativa, l’istruzione, il settore e la posizione della lavoratrice. Se paragoniamo invece i dati aggregati in base al genere senza tenere conto dell’esperienza e del tipo di lavoro, il divario è ancora maggiore: nel settore privato il salario medio lordo delle donne è inferiore rispetto a quello degli uomini del 19%, 8% per il settore pubblico.

Prendiamo ad esempio Tim e Lisa, che lavorano entrambi 40 ore a settimana per un salario lordo pari a 3.466 euro al mese. Lisa vuole lavorare part-time, e su base 28 ore guadagna 1.040 euro in meno. Ciò è certamente giusto, ma da una ricerca del CBS risulta che chi lavora part time in aziende guadagna in media il 4,4% in meno, anche se in tutti gli altri aspetti il lavoro è lo stesso. Questo svantaggio costa a Lisa 107 euro lordi al mese.

Lisa ha smesso di lavorare qualche anno per occuparsi dei bambini, e per questa ragione ha 5 anni di esperienza in meno di Tim. Inoltre nel dipartimento in cui lavora Lisa sono impiegate prevalentemente donne, ed è un altro vero peccato per Lisa perché per ogni punto percentuale in più di donne in una azienda la retribuzione media scende dello 0,1%, anche se tutti gli altri aspetti restano invariati. Con una percentuale di donne pari al 70% si raggiunge un differenziale di 1,40 euro all’ora, per un totale di 164 euro lordi al mese.

La più comune spiegazione per questo divario salariale è che le olandesi sono delle “viziate che vogliono lavorare part time, e per questa ragione non si costruiscono una carriera e guadagnano di meno”. È però troppo semplice timbrare questa scelta come “libera” poiché, come spiega Belle Derks, professoressa di psicologia sociale e delle organizzazioni all’università di Utrecht, è influenzata da pregiudizi, stereotipi e norme sociali. In fin dei conti lo stereotipo del lavoratore ideale, sempre disponibile, tradizionalmente descrive un uomo. 

Forse le donne olandesi possono considerarsi incredibilmente fortunate ad avere sia un lavoro che tempo per i propri bambini. Gli esperti sostengono che questa cultura lavorativa sia legata al fatto che in Olanda una famiglia non ha bisogno di due lavori full-time per garantirsi il sostentamento. Però è necessario che le coppie rimangano unite perché, altrimenti, le donne rischiano di trovarsi in una posizione finanziariamente debole. Nel 2017 l’età media delle donne al momento del divorzio era di 44,2 anni, e tra le donne in questa fascia di età solo il 53,2% è economicamente indipendente, mentre gli uomini lo sono per il 77%.

Un’altra ragione dietro alla differenza salariale è la negoziazione. Da una ricerca anglo-australiana risulta che le donne spesso chiedono un salario più alto, ma semplicemente non lo ottengono. Questo perché – come spiega Babette Pouwels, che ha svolto una ricerca sui differenziali retributivi per l’Istituto dei Diritti Umani di Utrecht – i datori di lavoro si aspettano questa domanda dagli uomini, non dalle donne. Dopo aver analizzato i dossier la ricercatrice ha scoperto che quando gli uomini chiedono un aumento la conversazione si sposta sulla cifra, mentre nel caso delle donne ci si chiede se tale richiesta sia giustificata. Gli stereotipi di genere giocano un ruolo non indifferente: da una ricerca dell’università di Harvard risulta come le donne che negoziano vengano viste come esose, mentre negli uomini è un segnale di assertività.

Poiché le donne hanno spesso un livello medio di istruzione più alto degli uomini, riescono a guadagnare di più all’inizio della loro carriera. Poi, però, c’è un momento in cui tutto cambia, e corrisponde con la fase della propria vita in cui le donne hanno figli, e la gestione della famiglia diventa più tradizionale. Inoltre, come sottolineato dal ricercatore belga Nick Deschacht, i datori di lavoro danno per scontato che le donne saranno meno presenti e vorranno trascorrere più tempo a casa con i bambini. Perciò, a parità di qualifiche, è più probabile che le promozioni vengano offerte agli uomini.

In conclusione, è evidente come l’Olanda, nonostante si definisca un Paese progressista, sia ancora saldamente ancorata a idee tradizionali per quanto riguarda la gestione della famiglia. L’economista del CBS Peter Hein sostiene che il divario retributivo in Olanda sia dovuto soprattutto alla differenza in termini di ore lavorate. Ciò è vero solo se teniamo in considerazione il lavoro retribuito, perché se contiamo anche quello non retribuito allora le donne e gli uomini lavorano lo stesso numero di ore. Se vogliamo permettere alle donne di avere un ruolo maggiore nel mercato del lavoro è necessario riorganizzare il loro lavoro domestico, per esempio cedendone parte agli uomini. Questi però sanno bene che non conviene, e difficilmente accetteranno. Ecco tutta la complessità del divario retributivo.