International Court of Justice; originally uploaded by Yeu Ninje at en.wikipedia., Public domain, via Wikimedia Commons

Fare giustizia attraverso le corti internazionali per le atrocità commesse in Cina, Myanmar e altrove presenta moltissimi ostacoli.

La Tom Lantos Human Rights Commission, insieme alla commissione US Commission on International Religious Freedom (USCIRF), hanno tenuto un dibattito lo scorso venerdì su come “ritenere responsabili i perpetratori di atrocità di massa e fare giustizia per le vittime”, scrive Radio Free Asia.

Nury Turkel, vicepresidente della USCIRF, ha affermato che il genocidio degli Uiguri in Cina e quello dei Rohingya in Myanmar, presentano importanti complicazioni legali a causa dello status internazionale della Cina e a seguito del golpe militare in Myanmar avvenuto lo scorso primo febbraio. 

A seguito del golpe in Myanmar, che ha portato al potere molti dei perpetratori della violenza a danno dei Rohingya, fare giustizia è essenziale. In altri contesti, tuttavia, non è così semplice. Ciò vale per gli Uiguri ed altri gruppi musulmani in Cina, vittime di un vero e proprio genocidio e crimini contro l’umanità”, dichiara Turkel in una conferenza tenutasi recentemente a Washington.

Nel caso del Myanmar e della violenta espulsione di massa di 740.000 Rohingya verso il Bangladesh avvenuta nel 2017, il sistema legale internazionale rappresenta uno strumento chiave a disposizione degli Stati Uniti per impedire al governo asiatico di farla franca.

Questo approccio, tuttavia, non può essere impiegato con altrettanta facilità a Pechino. La Cina infatti, nonostante sia colpevole dell’incarcerazione di massa e abusi di ogni tipo a danno della popolazione Uigura nella regione autonoma dello Xinjiang, ha potere di veto all’interno del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, scrive RFA 

La Corte Penale Internazionale (ICC) non può avviare un’inchiesta sui crimini commessi sugli Uiguri perché la Cina non aderisce della corte, e farebbe uso del veto per impedire al Consiglio di Sicurezza di deferire la situazione alla ICC o creare un tribunale ad hoc. Neanche la ICJ (Corte Internazionale di Giustizia) rappresenta una strada legale percorribile, in quanto la Cina si è tirata fuori dalla giurisdizione della Convenzione sul Genocidio”, afferma Turkel. 

Arsalan Suleman, inviato speciale del Dipartimento di Stato per l’Organizzazione della Cooperazione Islamica, afferma che anche il Myanmar potrebbe farla franca all’Aia, sede della ICC e della ICJ.

Il Myanmar non è uno stato firmatario dello statuto della Corte Penale Internazionale. Di conseguenza, in assenza di una segnalazione alla ICC da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la ICC non può esercitare la propria giurisdizione sui crimini commessi nel territorio del Myanmar”, dichiara Suleman.