di Cristina Dammacco

Author pic: Jeroen Akkermans Source: Flickr License: CC 2.0 Some rights reserved

Il volo della Malaysia Airlines MH17 in viaggio da Amsterdam a Kuala Lumpur, stava sorvolando l’Ucraina orientale quando scomparve dai radar, per poi schiantarsi al suolo. Era il 17 luglio 2014 e a bordo c’erano 298 persone, di cui 192 cittadini olandesi. Le indagini portate avanti dal Joint Investigation Team (JIT), un coordinamento di investigatori internazionali con a capo i Paesi Bassi, ha stabilito che il missile terra aria BUK,  esploso davanti la cabina di pilotaggio causando l’abbattimento dell’aeromobile, apparteneva ai separatisti filo-russi che controllavano lo spazio aereo durante la guerra del Donbass.

Il missile è esploso a circa quattro metri dalla punta dell’aereo, facendo piovere tutti i suoi detriti sull’aeromobile. Sono stati proprio questi ultimi che avrebbero causato la rottura della fusoliera in 3 diverse fasi: prima la cabina di pilotaggio, poi le ali e infine il corpo principale del velivolo. Il missile sarebbe stato ‘importato’ dalla Russia e lanciato poi dai separatisti filo-russi in territorio ucraino. Questa, almeno, è la tesi del JIT.

La squadra investigativa, della quale la Russia non fa parte, ha indicato quattro responsabili: tre cittadini russi e un ucraino. I loro nomi sono: Igor Girkin, Sergei Dubinsky, Oleg Pulatov e Leonid Kharchenko. A marzo è iniziato il processo presso il tribunale di Schiphol.

Dopo un iniziale tentativo -sfumato- di istituire un tribunale delle Nazioni Unite, i Paesi del JIT hanno concordato che il processo si tenesse nei Paesi Bassi e fosse sottoposto alla normativa olandese. Il processo ai 4 “fantasmi” è iniziato a marzo e solo uno degli imputati ha nominato dei rappresentanti legali. Nonostante tutti gli indizi prodotti dal JIT portino alla Russia, quest’ultima non ha voluto estradare i suoi cittadini; prendendo inoltre le distanze dai risultati stessi delle indagini. Il Cremlino ha dichiarato di “non fidarsi” delle indagini portate avanti dal team internazionale. Per la Russia, la colpa del disastro è di Kiev.

Elemento chiave saranno i 13 testimoni (la cui identità è ancora segreta) e delle registrazioni che ricollegherebbero i separatisti alla Russia. Inoltre, le registrazioni -stando all’accusa- dimostrerebbero la parte attiva che avrebbe avuto il Paese nell’abbattimento del volo MH17. Per quanto riguarda l’Ucraina invece, è sorto un dibattito per quanto riguarda la mancata chiusura dello spazio aereo nonostante la situazione nella parte orientale del paese: anche se non è considerato responsabile dell’accaduto, i rapporti tra Kiev e l’Olanda si sono raffreddati a causa della ‘consegna’ dell’unico testimone non russo a Mosca.