Il sindacato FNV alza il tiro e chiede un cambiamento strutturale nel sistema dei trasporti nei Paesi Bassi: l’accordo che il sindacato CNV, l’organizzazione “moderata” dei lavoratori aveva firmato durante l’estate, alla maggiore sigla olandese non piace.

“Attualmente, 1 collega su 5 è a casa per malattia. E non parliamo solo di Covid: molti sono a casa per problemi fisici legati al lavoro e tanti per burnout”, racconta a 31mag un lavoratore dei trasporti del Noord Holland, che ha preferito rimanere anonimo.

“Non è un problema da sottovalutare perché il carico di lavoro è talmente elevato e il personale tanto scarso che l’azienda finisce per per sovraccaricare tutti noi che siamo in servizio”, dice il conducente.

Per dare un’idea di quanto sia grave la situazione, basta guardare le cifre: è a casa per malattia, a livello nazionale, meno del 10% della forza lavoro mentre nel settore del trasporto pubblico, è il 20%. “Il segnale che qualcosa non va dovrebbe essere abbastanza chiaro”, commenta il conducente. “L”altra questione centrale riguarda l’adeguamento degli stipendi all’inflazione. Attualmente siamo con un regime che FNV a luglio non aveva vpluto firmare:il sindacato chiede una compensazione strutturale e vuole che un autista prossimo alla pensione lavori il 60% del tempo e percepisca l’ 80% del salario.” Oltre alla conferma del pensionamento a 64 anni.

FNV ha fatto della rivendicazione dei lavoratori del trasporto pubblico un punto fermo della sua azione sindacale recente: “FNV vorrebbe che l’intero comparto tornasse pubblico e che fossero le province ad occuparsene”, spiega il lavoratore. “Oggi si limitano a supervisionare i contratti di concessione anche se in pratica, gli enti fanno ben poco davanti agli abusi”.

E le aziende? “Ah, per loro va tutto bene”, dice ridendo il conducente. “Dicono che la pandemia è stata un disastro per il numero di passeggeri e che oltre un bonus una tantum non possono andare. In realtà, serve assolutamente una soluzione strutturale”.