The Netherlands, an outsider's view.

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FOCUS

Perchè Armenia e Azerbaijan sono in guerra?

di Viola Santini 

photo credit: Bagratuni Photography

Il Nagorno-Karabakh è una regione montuosa del Caucaso meridionale, incastrata tra Armenia e Azerbaijan e, de iure, parte di quest’ultimo dal 1921.

Si è auto-proclamato stato indipendente nel 1992 e dal 2017 esiste con il nome di Repubblica dell’Artsakh, ma nemmeno l’Armenia ne riconosce l’esistenza a livello internazionale. L’Artsakh, di fatto, esiste solo per tre paesi nati, allo stesso modo, dalle macerie dell’URSS: l’Abcasia, l’Ossezia del sud e la Transnistria.

Da maggio si è insediato a Stepanakert, la capitale, il Presidente Arayik Harutyunyan – che ha partecipato alla guerra del ’92 – ‘94. Harutyunyan governa su una popolazione di 150 932 abitanti, quasi tutti armeni, fatta eccezione per una minoranza curda e russa.

Prima del ’94, tuttavia, la regione era abitata anche da numerose comunità turco-azere. Durante la guerra, violenti episodi di pulizia etnica – compiuti da entrambe le fazioni – hanno modificato la composizione demografica del Nagorno-Karabakh. Gli azeri sono dovuti fuggire nella propria madrepatria, mentre molti armeni, prima residenti in Azerbaijan hanno trovato rifugio nel Nagorno.

Anche l’economia di questa enclave ha molto in comune con l’Armenia: privi del petrolio che ha fatto la fortuna degli azeri, i due paesi puntano tutto sull’agricoltura, sull’attività di estrazione mineraria e sul settore terziario.

La storia in breve

Secondo Nazif M. Shahrani, professore di studi sull’Asia Centrale alla Indiana University, le radici del conflitto si possono rintracciare nelle politiche di controllo messe in atto dall’URSS.

Soprattutto sotto la dittatura di Stalin, è stata operata una frammentazione sistematica delle minoranze culturali, per evitare che esse costituissero una minaccia per l’integrità dello stato sovietico. In questo modo, con confini disegnati su parametri arbitrari, Stalin ha creato stati eterogenei – culturalmente, politicamente e socialmente divisi – e, quindi, più facili da controllare.

Il Nagorno-Karabakh è uno di questi stati: etnicamente armeno, a maggioranza cristiana, negli anni ’20 è stato annesso all’Azerbaijan, legato invece a influenze turche e musulmane. Così, quando l’URSS è caduta, nel 1991, ha lasciato un’eredità di identità nazionali che non si rispecchiavano nei propri confini geografici. Tra queste, il Nagorno: così è scoppiata una guerra per l’indipendenza, che è durata fino al cessate il fuoco del 1994.

La fine del conflitto non ha portato né a un trattato di pace né alla secessione della regione, che è ancora – formalmente – sotto il controllo azero, sebbene sia, de facto, un’enclave armena. Il cessate il fuoco è spesso infranto da entrambi i paesi e i negoziati sono in fase di stallo.

Il conflitto dura da 30 anni, ma di recente la situazione è tornata a far preoccupare la comunità internazionale. I campanelli dall’allarme sono stati la “guerra dei quattro giorni” del 2016 e gli scontri di luglio: era dal ‘94 che non c’erano scontri tanto violenti tra le due fazioni. L’escalation di eventi degli ultimi giorni – si contano già una ventina di vittime e centinaia di feriti – non arriva inaspettata.

Fonti:

https://www.researchgate.net/publication/240523955_Central_Asia_and_the_Challenge_of_the_Soviet_Legacy

https://www.bbc.com/news/world-europe-54324772

https://www.aljazeera.com/news/2020/9/28/will-azerbaijan-regain-its-separatist-armenia-backed-province

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/armenia-azerbaigian-il-conflitto-nagorno-karabakh-torna-far-paura-27183

https://www.internazionale.it/notizie/2016/04/02/nagorno-karabakh-scontri

https://reportage.corriere.it/esteri/2014/nagorno-karabach/