Negli ultimi anni mostre su Artemisia Gentileschi (1593- 1656 circa) sono state ospitate a Roma, New York, Milano e Londra. Mai nei Paesi Bassi. Per colmare questa lacuna, il Rijksmuseum Twenthe ha pensato di dedicare una retrospettiva a una delle più note e abili pittrici barocche romane in un mondo di artisti uomini.

Nel XX secolo il suo lavoro, spesso attribuito a suo padre Orazio, è stato riscoperto. Oggi è Artemisia Gentileschi è considerata un’icona femminista.

Lotta al patriarcato

La mostra Artemisia. Donna & Potere mette in luce questi due aspetti, quello artistico-creativo e il suo essere divenuta simbolo femminista di lotta al patriarcato.

Susanna e i Vecchioni ne è un esempio perfetto. La storia, tratta dal libro di Daniele, è ben nota: mentre fa il bagno, Susanna viene molestata da due viscidi figuri che le pongono un dilemma “diabolico”: o la donna si concede oppure loro diffonderanno su di lei ogni sorta di pettegolezzi. Nella storia dell’arte le rappresentazioni tradizionali della scena, inclusa quella di Carracci esposta a Enschede, condannano i due moralmente ma tendono a indurre sul corpo nudo della fanciulla, scrive Stefan Kuiper sul Volkskrant.

Gentileschi adotta un approccio diverso: Susanna non è una bambola dal sorriso civettuolo, ma una donna spaventata che tiene il braccio davanti al torso nudo – una piccola differenza nel linguaggio del corpo e nella mimica, ma una grande differenza nella percezione della storia. Sposta la prospettiva dall’attaccante all’aggressore. Artemisia sapeva come rappresentare una violenza del genere perchè l’aveva vissuta in prima persona.

Un mondo oscuro

Quello di Gentileschi e artisti del tempo è un mondo oscuro: letteralmente, ma anche in senso figurato. “I loro dipinti – scrive ancora Kuiper – sono pieni di intrighi, cospirazioni e violenza. Le teste rotolano, la maggior parte delle quali appartengono a persone di sesso maschile. L’esposizione ha più corpi decapitati rispetto alla recente mostra di Caravaggio a Utrecht. Anche l’ambientazione in cui si svolge è oscura: un mondo notturno, illuminato da candele. Si addice a Gentileschi, quell’oscurità. La sua vita stessa era un quadro barocco: molta oscurità, a volte sole”.

Il Rijksmuseum Twenthe presenta bellissimi ritratti, tra gli altri, di Clio, Minerva (Anna d’Austria), Cleopatra, Lucrezia e allegorie (femminili), alternati a composizioni drammatiche e teatrali di Giuditta e Abra, Jaël e Sisera, Susanna e gli anziani. Spaccati barocchi, sensuali, a volte al limite dello scandalo, un misto di violenza e seduzione.

Uno spaccato della vita europea dell’epoca

I turbamenti dell’artista, i frequenti problemi di denaro, la rottura col padre, la maternità e la perdita dei figli, la sua clientela internazionale e la sua reputazione, le reti culturali e i rapporti con il suo stesso corpo. Tutto questo emerge dai suoi quadri e dalle sue lettere.

Aspetti sorprendenti della biografia di Artemisia Gentileschi offrono punti di partenza per una narrazione più ampia sulla prima Europa moderna e sulle donne nella storia. L’analfabetismo di Artemisia, per esempio, non solo mostra la mancanza di istruzione, ma dimostra anche come la conoscenza fosse trasmessa ancora oralmente nel XVII secolo. Dalle sue lettere – più che in quelle formali che faceva scrivere da altri – affiorano i suoi sentimenti più intimi e i suoi pensieri non celati.

La mostra è aperta fino al 23 gennaio 2022.

Coverpic@Artemisia Gentileschi, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons