La vicenda che riguarda l’arresto in terra tailandese di Johan van Laarhoven ha raggiunto una nuova tappa della sua controversa storia: l’ex proprietario della catena di coffeshop “The Grass Company”, accusato di riciclaggio ed evasione fiscale, sconterà 20 anni di carcere in Thailandia.

Dopo che le indagini su di lui presero il via in Olanda, Van Laarhoven aveva venduto tutto e si era trasferito in Thailandia, paese natale della moglie. Dopo ripetute richieste di collaborazione da parte delle autorità olandesi a quelle tailandesi, quest’ultime hanno deciso non di aiutare, bensì di iniziare le loro indagini che hanno infine portato nel luglio del 2014 all’arresto dei coniugi e ad una condanna a 103 anni di carcere, nel novembre 2015.

La pronuncia del giudice, per commercio di droga – reato gravissimo in Thailandia – e non per il riciclaggio di denaro come avrebbero voluto le autorità olandesi, è stata di 103 anni per lui e 18 per la moglie.

Oggi, dopo due anni, la giustizia tailandese ha accettato la proposta delle autorità olandesi di abbassare a 20 anni la pena per il marito e 7 anni per la moglie.

In seguito alla decisione presa dalla corte d’appello, gli avvocati di val Laarhoven, coadiuvati dal governo nazionale, hanno nuovamente presentato richiesta di estradizione. Van Laarhoven ha a sua volta intentato causa nei confronti dello stato olandese per negligenza nei confronti di un suo cittadino. La storia di certo non finisce qui e ne sentiremo ancora parlare.