Secondo un’inchiesta dell’NRC, la chiesa cattolica olandese avrebbe affrontato privatamente diversi casi di pedofilia che coinvolgevano sacerdoti, almeno un terzo del totale, aggirando le procedure ufficiali. Documenti confidenziali in possesso del quotidiano di Rotterdam, proverebbero che degli olte 1000   di vicende documentate di abusi sessuali commessi all’interno delle istituzioni religiose oltre 300 sarebbero stati chiusi con un risarcimento alle vittime, senza rendere pubblici i casi. Quelle vittime  e gli importi versati a titolo di risarcimento dai vertici ecclesiastici, rimangono informazioni riservate. La commissione Deetman, istituita nel 2010 su richiesta della chiesa cattolica olandese per indagare sul fenomeno della pedofilia, aveva predisposto una procedura formale per raccogliere denunce attraverso la  Stichting Beheer & Toezicht. Ma a fronte dei circa 700 casi raccolti e resi pubblici in forma anonima sul sito, dove viene indicato anche l’importo corrisposto alle vittime, che ammonterebbe a circa 21 milioni di euro, ce ne sarebbero almeno  altri 300 per un totale di 10 milioni di euro risarciti, dei quali non vi è traccia nei registri ufficiali. Dalla lunga e dettaglia inchiesta pubblicata dal quotidiano, emerge come la mediazione privata venga caldeggiata dalle istituzioni religiose, che la considerano come la via preferibile. Secondo gli avvocati delle vittime, l’accordo tra le parti non sarebbe in sè una soluzione negativa ma la clausola di “non divulgazione delle informazioni” inserita all’interno della conciliazione favorirebbe la cultura dell’impunità.