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Partito (armato) per gli Animali? I dilemmi del Pvdd in Olanda

Donald Trung Quoc Don (Chữ Hán: 徵國單) – Wikimedia Commons – © CC BY-SA 4.0 International.(Want to use this image?)Original publication 📤: –Donald Trung 『徵國單』 (No Fake News 💬) (WikiProject Numismatics 💴) (Articles 📚) 10:13, 17 February 2023 (UTC), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Un passo necessario per la sicurezza dell’Europa, o una svolta militarista che non si concilia con i principi pacifisti del partito? La questione se aumentare o meno il bilancio della difesa sta causando un acceso dibattito all’interno del Partito per gli Animali (Partij voor de Dieren), dice NOS.

Oggi la parola spetta agli iscritti, riuniti in congresso. Alcuni ritengono che gli animali debbano sempre avere la priorità, altri sostengono che per proteggerli – insieme alla natura – sia necessario prevenire le guerre, e quindi armarsi possa avere un senso.

La capolista appena riconfermata Esther Ouwehand dovrà fornire oggi qualche spiegazione alla base. Nel programma elettorale, infatti, si leggeva chiaramente che una corsa agli armamenti non è la soluzione e che il bilancio della difesa non sarebbe stato aumentato. Non sorprende quindi che il sostegno espresso questa primavera dal gruppo parlamentare al piano UE di riarmo abbia sollevato critiche all’interno del partito.

Prima del congresso, Ouwehand ha dichiarato alla NOS che il mondo, purtroppo, è cambiato: “Abbiamo parlato con esperti. Per molto tempo abbiamo pensato che non fosse necessario, ma purtroppo lo è. E non abbiamo preso questa decisione alla leggera. Senza uno Stato di diritto libero, non possiamo lottare per il clima e la natura.”

Dopo un dibattito parlamentare in marzo, la tensione è esplosa: la deputata Christine Teunissen (che sostituiva Ouwehand) ha parlato delle “grandi preoccupazioni del gruppo parlamentare” riguardo la guerra in Ucraina e dei “tempi cambiati”. “Questo potrebbe significare che dobbiamo investire di più nella difesa. Il Partito per gli Animali non si tira indietro.”

L’ex fondatrice del partito, Marianne Thieme, ha però attaccato la nuova linea definendola, in un articolo su Trouw, un “tradimento degli elettori”. Per protesta contro la direzione intrapresa dal partito, due membri si sono staccati a Rotterdam, tra cui anche l’ex presidente.

Martedì scorso, durante il voto su una proposta di D66 e ChristenUnie per aumentare il bilancio della NATO, Ouwehand ha preso l’iniziativa con una dichiarazione di voto: “Visti i pericoli attuali, purtroppo servono più investimenti nella difesa”, ma non in questo modo e “non basandosi su una norma NATO”. Secondo lei, si tratta di una “norma di Trump” imposta da “un alleato assolutamente inaffidabile” al quale “non dobbiamo permettere di dettarci la linea”.

Ma il dibattito di fondo rimane aperto. Il conflitto interno nel partito non è nuovo: un contrasto di visione di fondo riemerge regolarmente. Da un lato, la fedeltà ai propri ideali – come sostengono Thieme e anche il senatore Koffeman – dall’altro, la necessità di adattarsi e allargare il campo d’azione, come propone Ouwehand. Una divisione ancora viva. 

Un’altra proposta, invece, sostiene proprio il contrario: che per un futuro sostenibile e per l’emancipazione degli animali sia fondamentale potersi difendere dai regimi autoritari.

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