“Solo pochi anni fa, il termine ‘gentrification’ era ancora rinchiuso negli ambienti accademici, almeno ad Amsterdam. Oggi, questa definizione, si è allargata a tutti i settori”, scrive Cody Hochstenbach, geografo urbano all’Uva sul Parool.

Secondo l’accademico, infatti, l’accesso alla città e la stessa vivibilità della capitale sono sotto pressione a causa dei prezzi stellari e della scarsa disponibilità di alloggi. Citando l’Ufficio Centrale di Statistica (CBS) Hochstenbach ricorda che il prezzo medio di un’abitazione è salito in appena tre anni dai 256.000 euro del 2013 ai 359 000 € del 2016. Un aumento di oltre 100mila euro in appena 36 mesi.

Sul lato degli affitti popolari, la situazione non è migliore: dal 2011 al 2016 sarebbero stati persi ben 9000 alloggi sociali: le Woning Corporatie, in pratica, hanno dismesso patrimonio immobiliare in zone di pregio senza costruirne di nuovi. Questa rincorsa, presentata spesso come un processo inevitabile -ossia la competizione tra città per attirare talenti e capitali- è in realtà una precisa scelta politica: “la gentrificazione viene quindi sfruttata come strumento per modellare le città sulle esigenze della classe media impiegatizia”, scrive ancora Hochstenbach .

Gli effetti di questa scelta sono visibili nella riduzione del numero di abitanti a basso reddito, costretti a trasferirsi in altri comuni quali Almere e Purmerend. I bassi redditi, sono quindi spinti fuori dai grandi centri e concentrati in aree periferiche: la gentrificazione, quindi, non sconfigge la povertà ma la sposta.

Secondo l’accademico le alternative non sono: gentrificazione o declino, quest’ultimo incarnato da Detroit, ma altre formule spesso ignorate dai politici. Inoltre, sarebbe discutibile la stessa effettività dell’attirare talenti liberalizzando gli alloggi: secondo Hochstenbach è vero esattamente il contrario perchè starters e altri “talenti” a basso reddito, soprattutto i più giovani, sono messi in fuga da queste scelte.