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Parla Ana Paula, candidata trans-gender ad Amsterdam: siamo discriminate ed invisibili, la società deve imparare ad accettarci

di Serena Gandolfi

 

Ha capelli castani e occhi profondi Ana Paula, e non distoglie lo sguardo mentre in un italiano impeccabile, giusto accarezzato dall’accento portoghese -sua lingua madre- racconta la sua storia segnata dalle trasformazioni, tanto fisiche quanto geografiche.

Nata a San Paolo, in Brasile, all’età di 15 anni era già ben consapevole che il suo corpo e la sua identità non coincidevano. A 18 anni, nella calda metropoli sudamericana, rinasce donna nell’aspetto e tenta svogliatamente di iniziare una carriera da parrucchiera ma giusto per far contenta una madre preoccupata per il suo futuro. Ma la sua strada non è quella: tra le affollate vie paolistas entra in contatto con ragazze transessuali, ne invidia l’indipendenza economica e la bellezza dei corpi modellati dalla chirurgia. Quell’indipendenza, però, è stata guadagnata a caro prezzo: quelle donne sono infatti prostitute che rientrano dall’Europa.

Ana Paula decide che quella potrebbe essere la sua via di fuga. Paga 10.000 euro per giungere a Milano mettendosi nelle mani di trafficanti di persone e per lei, da li, inizia una discesa all’inferno.

Per un periodo si è prostituita per coprire gli altissimi costi degli interventi, poi finalmente la ruota ha ricominciato a girare e grazie all’aiuto di amicizie vere, lavoretti e al permesso di soggiorno, è rinata di nuovo: “Ho cominciato a leggere e studiare cosa non andava, perché gli stranieri dovessero subire umiliazioni nelle questure e come evitare il limbo nel quale lo Stato italiano parcheggia le situazioni borderline”.

Nel 2011 è giunta in Olanda dove si è trasferita per seguire l’attuale marito, un amsterdammer surinamese di seconda generazione, conosciuto durante un’estate in Brasile.

Oggi Ana Paula è in lista ad Amsterdam con il partito multietnico Bij1 ed è tra le 15 candidate transessuali per le prossime amministrative. “Ho cominciato a capire che volevo avere qualcuno che mi rappresentasse in politica quando mi sono resa conto che il gruppo che rappresento (le persone transgender) è completamente invisibile. Non vediamo persone trans fare l’avvocato, il medico e nemmeno lavorare da McDonald. I transessuali sono visibili solo in ambienti di prostituzione e criminalità.” racconta Ana Paula assistente sociale e project leader di COC, una delle più grandi organizzazioni olandesi in difesa dei diritti LGBTIQ. “Per noi la vita è difficile, cominciamo a essere discriminati fin dentro le nostre famiglie e successivamente a scuola, dove l’essere continuamente vittime di bullismo ci spinge ad abbandonare gli studi presto. Non raggiungiamo i livelli d’istruzione necessari per i ruoli professionali più ambiti. L’unica prospettiva possibile di guadagno diventa la prostituzione”.

Nel 2017, in Olanda erano 6 le candidate transessuali. Ana Paula, con COC, aveva organizzato un dibattito incentrato sul tema. Qui era entrata in contatto con Olave Basabose, allora candidata di Bij1. È stato proprio il partito di Sylvana Symons a contattarla dopo averla notata tra le ambasciatrici del Pride 2017. Ana Paula aveva delle remore: si considerava poco preparata per la politica ma alla fine la voglia di dare voce alla minoranza transessuale osteggiata anche in Olanda ha sconfitto i suoi timori.

Nei Paesi Bassi è in amento il numero di aggressioni rivolte a persone LGBTIQ, di queste l’80% sono dirette a persone transessuali, molto più vulnerabili di altri a causa del loro aspetto. Ana Paula è determinata a invertire la rotta e a lavorare affinchè la comunità venga educata ad accettare la diversità di genere. “Sulla carta l’Olanda è un paese aperto, ed effetivamente mi sento molto più accettata che in Italia. Tuttavia i passi da compiere sono ancora molti”, dice. Nel 2012 è stata introdotta una legge che rendeva obbligatoria nelle scuola l’educazione sessuale sull’orientamento di genere. Solo il 20% degli istituti la sta applicando. “Dobbiamo lavorare ancora di più per diffondere informazioni e sdoganare il tema della transessualità. Tutti gli ambiti della società devono essere educati a questo tipo di sensibilità. Tra gli ostacoli più grandi ci sono le religioni, tutte. Influenzano ed estremizzano il sentire dei credenti che sfogano il proprio odio nei nostri confronti”.

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