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Parigi degli anni Trenta è protagonista indiscussa degli scatti di Brassaï, “occhio” della città

Giovedì 12 settembre, il Foam ha aperto al pubblico la prima mostra su Brassaï, fotografo francese di origine ungherese, nei Paesi Bassi. I suoi scatti lo hanno reso protagonista della scena fotografica europea del XX secolo; la sua produzione si concentra soprattutto sulla vita parigina degli anni Trenta.

Proprio a Parigi infatti, l’artista ha trascorso la maggior parte della sua vita, stringendo profondi legami di amicizia all’interno dei circoli letterari della capitale.

L’artista divenne celebre per la sua capacità di catturare gli aspetti più realistici della città; una fotografia senza tempo, che sceglie di immortalare ville, strade, quartieri storici, fiumi. Brassaï amava Parigi, e spesso vagabondava per la capitale per ammirarne la bellezza sotto la pioggia e la nebbia, soprattutto di notte. Paris de nuit è proprio il titolo della sua prima raccolta. Il romanticismo legato al paesaggio notturno divenne molto popolare nel XX secolo, grazie all’introduzione di luce ed elettricità sulle strade. I primi soggetti dello stesso Brassaï furono lampioni e bagliori, che documentavano come progressivamente l’energia elettrica stesse sostituendo il gas.

Paris de nuit ha fatto di Brassaï un nome noto e apprezzato nel mondo della fotografia. Pubblicata nel dicembre del 1932, si qualifica oggi come icona della modernità, visto il design audace e intenso delle pagine rigorosamente senza margini.

Il bianco e il nero dominano l’installazione; su uno sfondo blu si dipanano i capolavori di Brassaï, che rivelano ogni sfaccettatura di una Parigi fatta non solo monumenti, strade e infrastrutture, ma soprattutto di persone. Ma attenzione, non si tratta quasi mai di ritratti, riservati agli amici del circolo d’intellettuali parigino, come Prévert, Picasso e Dalì. La Parigi delle persone comuni immortalata da Brassaï è fatta di bordelli, prostitute, nudi femminili, locali e cafè. Questo tipo di soggetti è quello che il fotografo predilige per lo più nel periodo post bellico: l’intento non è tuttavia quello di farne un reportage, ma mettere alla luce un mondo nascosto, eppure esistente da sempre, nel modo più viscerale possibile.

Ciononostante, nudo e ritrattistica negli anni Trenta erano pane quotidiano per qualsiasi fotografo professionale. Ma artisti e scrittori, negli scatti di Brassaï, occupano una posizione di rilievo. Nella collezione Les artistes de ma vie, distingue ulteriormente tra due tipi di ritrattistica; il primo tipo rappresenta ogni artista nel proprio studio, il secondo invece, più intenso e scevro da orpelli. Questa particolare tipologia richiede addirittura che il soggetto in questione si dimentiche della presenza del fotografo, di modo che pose, espressioni, movimenti, siano il più naturale e onesto possibile.

Un altro tema caro all’artista è quello del sonno: Brassaï aveva una vera e propria predilezione per i dormienti della capitale francese, fotografati spesso e in ogni momento della giornata. Si tratta di passanti, bambini, lavoratori, donne e uomini, immortalati in momenti intimi che hanno il dono di conferire estrema naturalezza agli scatti; spontaneità, semplicità e disinvoltura costituiscono proprio il traguardo della sua produzione artistica. Ecco perché la ricerca dei soggetti a lui più cari si concentra su amici e persone comuni.

Il Foam vuole ripercorrere la sua carriera, presentando al pubblico oltre 170 stampe d’epoca, disegni e materiale documentario.

Solo dopo la Seconda guerra mondiale il fotografo decise di dividere il suo lavoro in sezioni tematiche. E la mostra rispetta proprio questa divisione: Paris by Day, and by Night, Minotaure, Graffiti, Society, Places and Things, Personages, Sleep, Pleasures, Body of a Woman, Portraits – Artists, Writers, Friends e The Street. La varietà di opere (e soggetti) esposti consente ai visitatori di ottenere una visione onnicomprensiva del lavoro di questo artista visionario.

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