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Paradisi Fiscali, l’UE approva la “blacklist”. Tax Justice: inutile, solo Paesi ininfluenti e zero sanzioni

Verdi e Socialisti avrebbero voluto includere anche Lussemburgo, Irlanda, Olanda e Malta



Per la prima volta, l’Unione Europea ha creato una lista nera dove sono stati inseriti 17 Paesi riconosciuti per l’aiuto sostanziale a multinazionali e super-ricchi, i cosidetti “Paradisi Fiscali”. La lista, risultato di una lunga trattativa politica seguita alle rivelazioni delle inchieste “Panama Papers” e “Paradise Papers” include tra gli altri Panama, Emirati Arabi Uniti, Isole Marshall e Grenada.

Questi paesi, secondo l’UE, contribuiscono attivamente all’elusione delle multinazionali e contribuiscono, quindi, ad evadere la fiscalità europea. I paesi inclusi nell’elenco UE possono essere penalizzati con barriere commerciali, controlli più severi, prelievi fiscali addizionali e perdita di sussidi comunitari.

Ma non tutti sono soddisfatti del risultato: secondo socialisti e verdi al Parlamento europeo si tratta di una lista debole e per il commissario europeo Moscovici (Affari economici e finanziari) questo provvedimento non è abbastanza per affrontare l’evasione.

Alla lista nera segue una lista grigia che include 47 paesi “sospetti” ai quali l’UE ha concesso due anni per mettere in regola le leggi in materia fiscale. Questa lista include Curaçao, Aruba, Hong Kong, Taiwan, Turchia, Isole Cayman, Seychelles, Guernsey e Andorra.

La polemica principale riguarda i metodi di compilazione dell’elenco: Moscovici e il suo collega Dombrovskis hanno sottolineato che l’elenco è stato stilato dagli Stati membri e non dalla Commissione. Le tasse sono materia dei paesi e non dell’UE quindi le decisioni possono essere prese solo all’unanimità. Gli Stati membri decidono autonomamente se imporre le sanzioni.

Secondo i funzionari dell’UE coinvolti, scrive il Volkskrant, gli Stati membri hanno esercitato pressioni per risparmiare paesi amici. All’ultimo minuto, Capo Verde è stato spostato dalla lista nera a quella grigia sotto pressione portoghese, lo stesso con il Marocco su richiesta francese. Non ci sono paesi dell’UE nelle liste e questo è stato l’accordo sin dall’inizio. Secondo la Commissione, non finirebbero lì perché le norme UE già limitano l’elusione fiscale.

 

Secondo il network Tax Justice l’UE si è limitata a scegliere i Paesi più deboli ed ininfluenti da “esporre sulla pubblica piazza” salvando, invece, gli stati amici.

“Mentre membri dell’UE come i Paesi Bassi, l’Irlanda e il Lussemburgo grandi promoter dell’elusione fiscale internazionale, sono stati esclusi, il Regno Unito è riuscito a sfilare dalla lista nera le sue dependencies. Cosi, conclude Tax Justice, la lista è difficile da prendere sul serio.



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